
E se fossero le casse disoccupazione svizzere a versare le indennità ai frontalieri? Ad oggi i titolari dei permessi G versano i contributi in Svizzera, ma ricevono l'indennità dalle casse del paese di residenza. Quest'ultimo potrebbe venir presto sostituito dal paese di ultimo impiego. L'idea comincia a farsi spazio a Bruxelles, con il Comitato dei rappresentanti permanenti che ha approvato la misura. Un voto che, va specificato, si tratta solo di un primo passo all'interno dell'iter Ue. Un'applicazione in Svizzera sarebbe comunque vincolata alle discussioni interne al Comitato misto Svizzera-Ue. L'eventualità ha già fatto discutere nel nostro paese. Ticinonews ha sentito favorevoli e contrari per saperne di più.
«Si, con misure di accompagnamento»
L'obiettivo della possibile misura Ue - evitare ritardi ed incongruenze nei versamenti degli indennizzi, legati alle comunicazioni tra casse disoccupazione di Stati diversi - è condivisibile, secondo Ocst. «A nostro avviso è corretto perché il frontaliere paga i suoi contributi dove lavora, quindi in Svizzera. Per un ventennio di fatto i frontalieri hanno pagato i contributi senza poterli di fatto richiedere tramite indennità svizzere. Quindi si va a porre fine ad una disparità di trattamento pericolosa», spiega Andrea Puglia, vicesegretario e direttore dell'ufficio frontalieri Ocst. D'altra parte, un'eventuale implementazione della normativa dovrebbe essere vincolata a misure di accompagnamento importanti: «è fondamentale chiedere una dilazione nell'implementazione, che non avvenga tra due anni, ma tra più tempo. È importante anche richiedere una compartecipazione ai costi alle istituzioni sociali estere», prosegue Puglia, «e pensare un sistema tale per cui si possa assicurare la precedenza dei residenti in fase di ricollocamento».
«Una misura molto negativa per Svizzera e Ticino»
D'altra parte, si sono levate delle voci critiche sulla misura. È il caso di UDC e Lega. Per il consigliere nazionale Lorenzo Quadri si tratta di una misura «molto negativa per la Svizzera, estremamente negativa per il Ticino. Perché da un lato la Svizzera dovrà versare dalle sue casse le rendite ai frontalieri che perdono il lavoro. D'altra parte il Ticino dovrà potenziare gli Uffici regionali di collocamento per far fronte alle iscrizioni dei frontalieri», spiega Quadri. Una posizione affidata anche ad una mozione, che chiede al Consiglio Federale di non entrare in materia. Per lo stesso consigliere nazionale, lo scopo dichiarato da Bruxelles è solo un pretesto: «in realtà l'Ue vuole scaricare gli oneri della disoccupazione dei frontalieri dallo Stato di residenza allo Stato in cui lavorano. Il risultato è che la Svizzera sarebbe tra i paesi più penalizzati», spiega Quadri. Per risolvere le questioni di ritardi ed incongruenze nei cambiamenti «si trovano delle soluzioni ed accorgimenti di tipo pratico con gli Stati membri, senza necessità di cambiare il paradigma di un intero sistema», conclude Quadri.

