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Indagati Illi e Blancho
Indagati Illi e Blancho
Indagati Illi e Blancho
Redazione
10 anni fa
Il procuratore generale vuole incriminare i vertici del Consiglio centrale islamico. "Propaganda in favore dell'ISIS"

Dopo le schermaglie tra il Consiglio centrale islamico e il Ministero pubblico della Confederazione, quest’ultimo è passato al contrattacco.

Come confermato al Tages Anzeiger dal procuratore generale della Confederazione Michael Lauber, il Ministero pubblico è intenzionato ad accusare Nicolas Blancho e Qaasim Illi, rispettivamente presidente e responsabile della comunicazione del Consiglio centrale islamico svizzero, per propaganda in favore dell’Isis.

Il CCIS, ha spiegato Lauber, ha condiviso un video di Naim Cherni, un membro del Consiglio da dicembre già sotto indagine penale per essersi recato in Siria a fini propagandistici e mai distanziatosi da posizioni estremiste. "Da allora abbiamo esteso il procedimento a Blancho e Illi", ha spiegato Lauber, precisando che il Ministero pubblico della Confederazione vuole sapere "fino a dove arriva la libertà di espressione e a partire da quale momento si tratta di propaganda per un'organizzazione terroristica". Il dossier è prioritario, ha rilevato Lauber, che spera di trasmettere il fascicolo al Tribunale penale federale il prossimo anno.

L'inchiesta, condotta con il sostegno dell'Ufficio federale di polizia (Fedpol), è stata aperta per sospetta violazione dell'articolo 2 delle legge federale che vieta i gruppi Al Qaida e Stato islamico, così come le organizzazioni a loro vicine.

Sul canale youtube del CCIS questo video è ancora online e per il Ministero pubblico si tratta un vero e proprio strumento di propaganda in favore dell'ISIS. 38 minuti di intervista con un leader dell'organizzazione Jaysh al-Fath (Esercito della conquista), alla quale appartiene anche il ramo siriano di Al Qaida Jabhat al-Nusra (Fronte di sostegno), che il Ministero aveva ordinato di rimuovere. Ma dal 2015 ad oggi, senza successo. Per questo motivo Blancho e Illi verranno ritenuti responsabili.

“Tolleranza zero”, ha sottolineato il procuratore generale sottolineando la sua volontà di lottare contro la propaganda islamista.

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