Cerca e trova immobili
Svizzera
Inchiesta su zio di Assad, avvocati accusano MPC di lungaggini
Redazione
9 anni fa

Un collettivo di avvocati accusa il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) di trascinare ingiustificatamente per le lunghe un procedimento per crimini di guerra aperto già nel 2013 contro Rifaat Al-Assad, zio del presidente siriano Bashar. La Procura federale, contattata dall'ats, si è limitata a sottolineare che in casi simili "le inchieste sono molto complesse", senza fornire maggiori indicazioni sul procedimento in corso. In una nota pubblicata oggi gli avvocati Damien Chervaz, Caroline Renold e Philippe Graf rammentano che Rifaat Al-Assad, 80enne fratello minore del defunto presidente Hafez al Assad, padre di Bashar, era stato denunciato quattro anni fa presso l'MPC dall'organizzazione non governativa Trial International. Questa chiedeva alla Svizzera, in quanto garante delle Convenzioni di Ginevra, di chiarire il suo ruolo nei massacri di Tadmor (Palmira) nel 1980 e di Hama nel 1982, quando Rifaat comandava le truppe d'élite siriane. Sei accusatori privati, rappresentati dai legali in questione, si sono in seguito aggregati alla causa. Tuttavia - denuncia il collettivo - il procedimento penale aperto nel dicembre 2013 dalla Procura federale "sembra essere giunto a un punto morto". Gli avvocati parlano di "incuria" e rimproverano all'MPC "una inazione contraria ai diritti delle vittime". Uno di loro, Damien Chervaz ha anche presentato un ricorso al Tribunale penale federale. "Fatti di una gravità estrema" "I fatti sono di una gravità estrema - deplora Chervaz citato nella nota -. È scandaloso che quasi quattro anni dopo l'apertura del procedimento e tre anni dopo l'audizione del mio mandante, nessun confronto (con l'imputato) sia ancora avvenuto. Inoltre sembrerebbe che non sia stata presa misura alcuna per organizzare un confronto, né una qualsiasi udienza in presenza dell'imputato". Eppure, sostiene l'avvocato con i colleghi Caroline Renold e Philippe Graf, "gli elementi di prova nel dossier sono estremamente forti: l'inchiesta della ong denunciatrice ha permesso di mettere mano su un centinaio di elementi di prova e di ritrovare la traccia di parecchi testimoni chiave". Nella nota viene citata anche la dichiarazione di uno degli accusatori privati, coperto dall'anonimato: "Perché la Svizzera rifiuta di assumere le sue responsabilità allorché la Francia, la Spagna e il Regno Unito non hanno esitato a indagare su altri fatti gravi rimproverati a Rifaat Al-Assad? Spero che la Svizzera mi darà ragione di aver creduto in essa e giudicherà prossimamente il macellaio di Hama per i suoi numerosi crimini". In un suo comunicato, Trial conferma di aver denunciato l'ex vicepresidente siriano dopo una "inchiesta approfondita", proseguita negli anni successivi, e aggiunge di aver fornito all'MPC "decine di elementi di prova e testimonianze", tra cui documenti dei servizi segreti e di ambasciate di diversi paesi. L'organizzazione con sede a Ginevra ha inoltre "ritrovato diversi ex combattenti siriani, tutti pronti a testimoniare". I massacri di Tadmor e Hama Rifat Al-Assad - rammenta la ong - comandava negli anni '80 in Siria le truppe d'élite Brigate di Difesa, che il 27 giugno 1980 presero d'assalto la prigione di Tadmor (Palmira), massacrando "metodicamente" nelle loro celle, "secondo diverse stime", quasi 1000 detenuti. Due anni dopo, nel febbraio 1982, le stesse truppe parteciparono alla sanguinosa repressione della rivolta nella città di Hama, scoppiata su istigazione dei Fratelli musulmani, causando, secondo le fonti citate da Trial, tra i 10'000 e i 40'000 morti. "Esecuzioni, bombardamenti, torture, stupri, saccheggi: nonostante l'ampiezza dei crimini, nessun responsabile ha mai dovuto rispondere dei suoi atti", scrive la ong: "Rifaat Al-Assad, in esilio dal 1984 (in Francia e Spagna, ndr) ha a lungo viaggiato liberamente e investito un cospicuo patrimonio personale in Europa". Trial riferisce ancora che Rifaat, sospettato di malversazioni finanziarie, si è visto recentemente confiscare beni per centinaia di milioni di euro in Francia, Spagna e Regno Unito. "La Svizzera - aggiunge - ha ora una occasione storica di perseguirlo per crimini di sangue". Se non lo fa - deplora il suo direttore Philip Grant - "essa invia un messaggio pericoloso ai belligeranti di oggi in Siria. Costoro devono capire, senza alcun dubbio possibile, che la giustizia li può raggiungere".

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata