
Torna a farsi teso il clima politico a Palazzo federale e ancora una volta a scaldare gli animi sono le relazioni tra Berna e Ankara. Già nel luglio scorso, in seguito al fallito colpo di stato contro il presidente Recep Tayyip Erdogan, il consigliere federale Didier Burkhalter era stato accusato di “lassismo” nell’affrontare lo spinoso dossier delle relazioni con Ankara, tanto da portare alla costituzione di un vero e proprio fronte interpartitico che ha chiesto a gran voce una maggior decisione nei rapporti diplomatici con la Turchia (vedi articoli suggeriti).
“Non abbiamo una politica estera sovrana”, aveva tuonato il consigliere nazionale UDC Claudio Zanetti. E i recenti sviluppi non hanno fatto altro che soffiare sulle braci. Stando a quanto riferito dal Blick, infatti, il ministro degli Esteri turco interverrebbe in prima persona chiamando direttamente i consiglieri nazionali e la delegazione svizzera al Consiglio d’Europa per “esercitare pressioni”.
L’ultimo eclatante caso, spiega il quotidiano zurighese, è la mozione presentata lo scorso ottobre da 26 membri del Consiglio d’Europa – inclusi i consiglieri nazionali Doris Fiala (PLR) e Manuel Tornare (PS) - con la quale si proponeva di revocare il diritto di voto ad Ankara in seguito alle accuse di violazione dei diritti umani durante la repressione del golpe. Ebbene, le firme dei due parlamentari elvetici erano ancora fresche di inchiostro quando i telefoni del Dipartimento federale degli affari esteri hanno iniziato a squillare. All’altro capo della linea c’era nientemeno che Umut Öztürk, numero due dell’ambasciata turca a Berna. Il diplomatico ha quindi informato il Dipartimento della firma di Fiala e Tornare, chiedendo di “rendere attenti i due parlamentari sulle conseguenze distruttive del loro agire”.
Il presidente della Commissione della politica estera del Nazionale Roland Büchel ha parlato di modo di agire inaccettabile: “È incredibile che i nostri parlamentari subiscano certe pressioni. C’è sicuramente dietro la mano di Ankara”. Dal canto suo il socialista Manuel Tornare ha dichiarato di “non aver certamente paura della Turchia: è un Paese sotto dittatura e Erdogan è un dittatore”.
“Separazione dei poteri? – ha concluso – I turchi non sanno nemmeno cosa sia”. Più pacata la collega Doris Fiala: “È chiaramente un tentativo di influenzarci, ma di certo non mi metto a tremare”, ha detto al Blick.
Per il democentrista Alfred Heer il modus operandi di Ankara è “sgradevole ma legittimo”: Il DFAE, in questo caso, “è solo il postino della Turchia”.
Ma le relazioni con Ankara restano prioritarie per Berna: mentre in Europa le relazioni con la Turchia non sono delle migliori (basti ricordare che il ministro turco per l'Europa, Omer Celik, ha annunciato negli scorsi giorni di voler rivedere l'accordo con l'UE sui profughi), nel corso della giornata di ieri una delegazione del gruppo parlamentare non ufficiale “Svizzera-Turchia”, composto da cinque deputati, si è recata nella sede dell’ambasciata turca a Berna.
Ospiti, scrive la Aargauer Zeitung, dell’ambasciatore İlhan Saygili i parlamentari Sibel Arslan (I Verdi), Claude Béglé (PPD), Laurent Wehrli (PLR), Yves Nidegger (UDC) e Tim Guldimann (PS).
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