
L'incendio che sta colpendo il Vallese continua a divampare e le dimensioni della superficie bruciata sono davvero impressionanti: per rendere bene l’idea, si parla di 140 campi da calcio. Il Canton Vallese ha quindi chiesto aiuto, oltre che all'esercito, anche ad altri Cantoni, tra cui il Ticino. Proprio in queste ore i pompieri ticinesi sono in partenza per Bitsch, nei pressi di Briga. Oggi abbiamo incontrato Nelson Ortelli, direttore del segretariato della Federazione pompieri Ticino, in quanto era in corso la preparazione per questo impegno fuori sede; le autorità vallesane hanno chiesto di essere aiutate soprattutto perché queste ultime fasi dell’incendio c’è in corso un lavoro di bonifica.
La richiesta di aiuto
Ortelli ci ha spiegato che l’Ufficio cantonale preposto per i pompieri del Canton Vallese ha inoltrato una richiesta “di collaborazione per le opere di bonifica per l’incendio a Bitsch, che imperversa da ormai due settimane. Ora si sta pian piano spegnendo e per questa fase conclusiva c’è bisogno di molti pompieri incaricati delle bonifiche”. Bonificare alla fine di un grande incendio è un’operazione estremamente importante e dettagliata, “nel concreto significa passare di ceppaia in ceppaia, andando a vedere se qualcosa sta ancora bruciando, se ci sono delle braci ancora vive e quindi spegnerle o rispettivamente controllare che non ci sia niente che coli nel sottosuolo. È quindi un lavoro che richiede parecchia manodopera, molto tempo e un lavoro di dettaglio che non può essere fatto con il solo elicottero o altri mezzi”.
Ticino presente, come?
La richiesta è stata estesa dal Canton Vallese a tutti i Cantoni, ed essendo il Canton Ticino precursore a livello di incendio boschivo, avendo quindi le conoscenze più approfondite, “abbiamo ritenuto sensato metterci a disposizione. Come federazione svolgiamo il ruolo di coordinatori di istanza cantonale e abbiamo invitato i pompieri di montagna a mettersi a disposizione per collaborare con i vallesani”, ci spiega sempre Ortelli, precisando che quasi tutti i corpi hanno aderito, “mettendo a disposizione chi ne aveva il tempo: parliamo di volontariato, quindi chi si è messo a disposizione manca da casa o dal posto di lavoro”. Ma gli incendi boschivi, durante l’estate, possono verificarsi anche nel nostro Cantone, pertanto non si poteva lasciare sguarnito di pompieri in modo da essere pronti in caso di bisogno.
La testimonianza di chi era in Vallese
La grande solidarietà ticinese partirà quindi alla volta del Vallese per garantire queste ulteriori squadre di soccorso. Già ieri, però, Marco Conedera dell’Istituto federale di ricerca ha effettuato un sopralluogo. “Non c'è più una fiamma viva che continua a bruciare nuova superficie, ma vi sono dei residui che continuano a bruciare il terreno. Si tratta di boschi di conifere, dove quando il fuoco entra nel terreno poi continua a covare senza formare né fumo né fiamma e questo rende molto difficile localizzare questi focolai e bonificarli”. Conedera ci ha poi spiegato che a questi fattori va aggiunta un’ulteriore complicazione: “al di sotto della parete di roccia ci sono dei blocchi, che permettono al fuoco di scendere ancora più in basso, anche di qualche metro”.
Similitudini col Gambarogno
In totale, si parla di oltre 100 focolai presenti nella zona colpita. Come detto, c’è la possibilità che le fiamme ripartano anche quando il fuoco continua a bruciare sotto terra. Una situazione simile a quella che abbiamo vissuto anche noi quando ci fu l'incendio del Gambarogno, come ci conferma anche Conedera. “Esatto, queste operazioni di bonifica sono necessarie, anche perché può capitare che si tornino in superfice per via del vento o nel caso una radice prenda fuoco. Ieri sera in Vallese due alberi si sono riaccesi proprio per questo motivo”.
Possibili cause
Le cause, ad oggi, non sono ancora chiare. Ma è possibile supporne la dolosità? “Su questo è in corso un'inchiesta, quindi le bocche sono cucite e non sono venuto a conoscenza di nessun dettaglio”. Per lo spegnimento totale dell’incendio bisognerà prima far passare diverse giornate di bonifica durante le quali “si potranno trovare i focolai più accessibili e vi sarà anche un momento in cui sarà possibile passare dall’intervento attivo al monitoraggio, tenendo quindi sotto controllo la situazione, ma ritengo inimmaginabile continuare ancora per settimane nella ricerca di focolai più profondi”.

