
Sono quasi passate due settimane dall'omicidio di Mergim, il piccolo di 7 anni accoltellato in strada mentre tornava da scuola, e ancora rimangono oscuri i motivi del gesto della presunta autrice, una pensionata svizzera di 75 anni. La polizia, ricordiamo, ha dubbi sull'imputabilità della donna, che sarà sottoposta a una perizia psichiatrica. Nel frattempo continuano a emergere dettagli sul passato della signora.
Secondo quanto riporta il Blick, il gesto della donna potrebbe essere stato un tentativo per chiedere aiuto o farsi ascoltare dalle autorità. Subito dopo il delitto la donna ha infatti telefonato a Telebasel, dove ha annunciato alla segretaria la terribile notizia: "Ho ucciso un bambino". La 75enne ha dichiarato che le autorità non la prenderebbero sul serio. "Sono stata buttata fuori dal mio appartamento, non ho nemmeno più accesso. Nessuno mi ascolta. In un qualche modo devo farmi ascoltare" avrebbe detto alla collaboratrice.
Secondo quanto rivela invece 20 Minuten, la 75enne era da decenni nota alle autorità per essere un'attaccabrighe. Assieme al suo compagno aveva inoltrato fin dagli inizi degli anni '80 diverse petizioni al Parlamento di Basilea campagna (Cantone dove viveva ai tempi). I due si sentivano vittime di una giustizia corrotta.
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