
La crescita demografica in Svizzera non si arresta. Alla fine del 2022, l’Ufficio federale di statistica contava circa 8,8 milioni di persone e ciò significa che la popolazione elvetica è cresciuta dello 0,9% rispetto al 2021. Un incremento leggermente superiore a quello degli ultimi cinque anni, quando si variava tra un +0,7 e un +0,8%. Una tendenza, questa, alimentata soprattutto dalle migrazioni. “Da un punto di vista economico ciò è positivo, significa che la Svizzera attira manodopera, spesso anche molto qualificata”, spiega a Ticinonews Fabrizio Mazzonna, direttore dell’istituto di economia politica dell’USI. “Ed è una buona notizia anche per le finanze pubbliche: la gente che arriva è mediamente più giovane, contribuisce al sistema e pesa meno anche sul sistema stesso, poiché si tratta di persone meno anziane e, inoltre, molte di queste se ne vanno prima di prendere la pensione”. Ovviamente “ci sono anche delle sfide, come quelle sul mercato immobiliare: i prezzi sono già abbastanza alti e numerosi arrivi potrebbero far aumentare ulteriormente le tariffe”.
La situazione in Ticino: attenzione alle nascite
L’aumento della popolazione c’è stato anche in Ticino: con 354’023 persone totali alla fine dello scorso anno, la variazione è stata dello 0,5%. Come nel resto della Svizzera, il saldo migratorio è positivo, tuttavia, contrariamente al quadro elvetico, i decessi hanno superato le nascite. Ed è questo l’elemento che potrebbe far preoccupare. “I decessi sono leggermente al di sopra della media nazionale perché la popolazione ticinese è più anziana, ma ciò che potrebbe creare apprensione sono le nascite nettamente al di sotto della media svizzera”, conferma Mazzonna.
Una popolazione sempre più vecchia
Un altro dato su cui riflettere è che in Svizzera la popolazione continua a invecchiare e lo fa in modo sempre più marcato. Le persone dai 65 anni in su sono aumentate dell’1,8%, mentre quelle dagli 80 anni o più sono progredite del 2,9%. “Questo è un tema che riguarda le risorse per quanto concerne la sanità e, in particolare, le pensioni”, prosegue Mazzonna. Le previsioni dicono che nel 2050 ci saranno circa due lavoratori per ogni persona in pensione. “Si capisce che o si aumentano i contributi che i lavoratori devono pagare sul loro salario, ma ciò diminuisce il salario reale di queste persone, oppure si incrementa la forza lavoro”. Quest’ultima soluzione “può essere attuata in diversi modi: incrementando la natalità, anche se si tratta di una strategia di lungo periodo e non necessariamente semplice, aumentando l’immigrazione, alzando l’età pensionabile, oppure tagliando il welfare”, conclude il professore.

