
Una 51enne cittadina camerunese espulsa dall’Ufficio della migrazione del Canton Zurigo in seguito a una condanna a due anni di carcere per gravi infrazioni alla Legge federale sugli stupefacenti ha intrapreso una vera e propria battaglia giudiziaria per poter restare in Svizzera.
Nel 2001 e nel 2002 la donna era entrata illegalmente e sotto false identità in Svizzera ma era sempre stata rinviata in Italia. Nel 2003 aveva ottenuto un permesso di dimora grazie al matrimonio con un cittadino elvetico. Nei 14 anni successivi aveva più volte interessato la giustizia elvetica e nel settembre scorso l’autorità cantonale aveva deciso di ritirargli il suddetto permesso. Contro questa decisione è ancora pendente un ricorso al Tribunale cantonale amministrativo zurighese.
La 51enne era stata arrestata il 2 gennaio scorso e posta in regime di carcerazione in vista di rinvio coatto. Per evitare il terzo rinvio aveva presentato una domanda di asilo che era stata rigettata dalla Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) lo scorso 14 febbraio. Un ricorso al Tribunale amministrativo federale (TAF) era invece stato accolto il 2 marzo scorso e gli atti sono stati rinviati alla SEM per nuova decisione.
La donna aveva infine deciso di ricorrere anche contro la decisione, confermata dal Tribunale amministrativo cantonale, di collocarla in regime di carcerazione in vista di rinvio coatto. Il Tribunale federale, tuttavia, le ha recentemente dato torto in quanto “una richiesta d’asilo pendente non esclude questo tipo di carcerazione”.
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