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Energie rinnovabili
In Svizzera città ancora troppo poco verdi
Teleticino
4 anni fa
La prospettata penuria energetica, combinata agli incentivi, sta contribuendo a muovere persone e aziende verso l’energia solare o il biogas. Marco Passalia, segretario della Lugano Commodity Trading: "C'è stata una forte spinta".

Ginevra, Lugano, Bienne. Tra le 10 più grandi città svizzere sono loro le meno verdi e autosufficienti nel riscaldare il parco immobili. La classifica è fornita dalle cartine interattive della consulente Navitas Consilium. Nel dettaglio la percentuale di rinnovabili a Bienne arriva solo al 10%, a Lugano al 6, a Ginevra al 5. E non è che le altre città siano messe tanto meglio. In Ticino la percentuale a Mendrisio si attesta al 12%, a Locarno al 15%, a Bellinzona al 22%.

Energia e politica

L’autosufficienza energetica da mesi occupa l’agenda politica. Ieri il presidente dell’Azienda elettrica ticinese Giovanni Leonardi, confrontato con bacini idroelettrici ai minimi storici, ai microfoni di Ticinonews si esprimeva così: “ Io sono convintissimo che la combinazione idroelettrico, solare ed eolico più le nuove tecnologie che ci permettono di stoccare l’energia saranno la soluzione”. Una soluzione che, tuttavia, proprio per un problema di stoccaggio, non sarà immediata. “Secondo me siamo ancora molto lontani da una situazione stabile perché eolico e fotovoltaico producono un’energia non immagazzinabile”, ha spiegato Leonardi. Un tema, quello dello stoccaggio, affrontato proprio ieri dal Consiglio Nazionale con la richiesta, accolta e contenuta in una mozione di Rocco Cattaneo, di incentivi per impianti sotto forma di gas sintetici.

Verso forme di energia alternativa

La paventata penuria energetica, combinata agli incentivi, sta comunque contribuendo a muovere persone e aziende verso l’energia solare o il biogas, conferma Marco Passalia, segretario della Lugano Commodity Trading, ai colleghi di Ticinonews. “C’è stata veramente una forte spinta”, spiega Passalia, precisando che di vero c’è il fatto che “gran parte dei pannelli fotovoltaici vengono prodotti in Cina, dove ci sono costi più bassi, ma ci possono anche essere dei problemi di approvvigionamento”. Anche perché la stessa spinta si è registrata un po’ in tutta Europa. “Siamo un po’ in concorrenza con altri Paesi che cercano di fare questa transizione ecologica in maniera veloce, e questo ha ovviamente un costo”.

La questione Cina

Un aspetto, quello della Cina, che fa notare anche Leonardi. “Il rinnovabile non è solamente sole o vento; il rinnovabile sono i pannelli fotovoltaici, il silicio, le batterie, il litio, il rame. Tutti materiali che oggi a livello geopolitico per oltre la metà sono controllati dalla Cina”. Ma le dinamiche stanno iniziando a cambiare. “In Cina è anche aumentato il livello dei salari e il costo della vita rispetto a 25-30 anni fa e si stanno portando nuovamente delle produzioni in Europa e negli USA attraverso la robotizzazione di tutta una serie di processi”. Passalia spiega infatti che più le fonti di approvvigionamento sono diversificate, minore è il rischio di crisi geopolitiche o di concentrazione verso determinate aree geografiche.