
Almeno 10 persone in Svizzera che hanno un patrimonio netto di oltre un milione di franchi ricevono prestazioni complementari, mentre oltre 200 persone che ricevono gli aiuti sociali presentano un patrimonio netto che supera i 500mila franchi.
Lo rileva una ricerca della trasmissione della televisione svizzero tedesca SRF "Rundschau", che ha raccolto i dati di 16 Cantoni svizzeri (tra i quali non figura il Ticino). Tra i 10 milionari che ricevono gli aiuti, sette si trovano nel Cantone di Basilea campagna, due a Svitto e uno nel Canton Argovia. Dall'inchiesta si evince inoltre che tutti i 16 cantoni interpellati, hanno in media il 9,4% di beneficiari di aiuti sociali che dispongono di un patrimonio superiore ai 100mila franchi.
Numeri che disturbano numerosi politici e rappresentanti cantonali, visto che i costi degli aiuti sociali negli ultimi anni sono continuati a salire. Se nel 2008 erano ancora 3,6 miliardi, oggi sono 4,9 miliardi.
"Nel nostro sistema di prestazioni complementari ci sono persone, la cui esistenza non è certo in pericolo, visto che dispongono di capitali considerevoli" lamenta Andreas Dummermuth, direttore dell'istituto delle assicurazioni sociali del cantone argoviese. Un errore di sistema che secondo Dummermuth va corretto.
Anche la consigliera nazionale UDC Ruth Humberl, interpellata dalla SRF, è irritata per l'esito dell'inchiesta della Rundschau. Secondo la parlamentare bisognerebbe introdurre una soglia limite: "Chi dispone di oltre 100mila franchi di patrimonio, non dovrebbe più ricevere prestazioni complementari".
Una proposta che Ansgar Gmür, direttore dell'Associazione Svizzera Proprietari Fondiari, accoglie però con scetticismo. Nel caso in cui si introducesse una soglie limite, molti anziani rischierebbero di trovarsi senza casa. Questo perché molti benefeciari di aiuti sociali sono proprietari di immobili. Il loro patrimonio è quindi costituito dalla casa, ma non dispongono di immediata liquidità.
Una situazione che, secondo la consigliera nazionale Humberl, potrebbe essere risolta con un'obbligazione ipotecaria. In questo modo le persone non dovrebbero lasciare la casa, ma il patrimonio dell'immobile potrebbe essere utilizzato per la previdenza sociale. Ad ogni modo, conclude la consigliera nazionale, "le prestazioni complementari non devono proteggere un'eredità".
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