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Criminalità
In aumento in Svizzera le chiamate shock. In Ticino 30 truffe andate a segno
Redazione
3 anni fa
Quest’anno il numero di truffe supera già le 2'800, per un danno economico di circa 8 milioni di franchi. Lanciata una campagna di prevenzione.

Le truffe telefoniche, e in particolare le chiamate shock, sono in aumento in tutta la Svizzera. Solo quest'anno sono già state registrate più di 2'800 chiamate shock o truffe telefoniche del falso nipote, che hanno arrecato un danno economico pari a circa 8 milioni di franchi svizzeri. Si tratta di un numero di casi tre volte superiore a quello dell'anno scorso. Nel Canton Ticino, a fronte di diverse centinaia di tentativi, le truffe andate a segno nel 2023 sono una trentina, per un danno economico arrecato di oltre 1 milione e mezzo di franchi. Da gennaio a oggi la Polizia cantonale ha effettuato una decina di arresti. Di norma, si tratta di persone legate a gruppi familiari che hanno la loro base in Polonia e Italia.

La campagna

Oltre alle perdite finanziarie, le truffe telefoniche causano grande sofferenza personale a chi le subisce. Oggi, la Prevenzione Svizzera della Criminalità e i Corpi di polizia cantonali e comunali lanciano una campagna nazionale di prevenzione contro queste truffe. La campagna, sostenuta dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP) e da Pro Senectute, durerà fino a metà novembre.

La “truffa del falso nipote”

Tutto ha avuto inizio con la "truffa del falso nipote", in cui i malviventi telefonano specificatamente a persone anziane facendo credere loro di essere un parente che si trova in una situazione di emergenza. Sperano così di convincere le loro vittime, pronte ad aiutare, a consegnare denaro a presunte persone di fiducia. Oggi esistono numerose varianti di questa truffa: a volte l'interlocutore si presenta come un "primario" che afferma di dover operare il figlio infortunato della vittima, ma che per procedere ha bisogno di essere pagato anticipatamente. Un'altra volta si definisce un "avvocato" che vuole far uscire dal carcere preventivo la figlia della vittima arrestata per aver investito un bambino o una donna incinta, ma che per farlo occorre versare prima una certa somma di denaro. Altre volte, invece, afferma perfino di essere un "agente di polizia" che mette in guardia dalla presenza di ladri nelle vicinanze dell'abitazione della vittima e che quindi vuole passare personalmente a casa sua per "mettere al sicuro denaro e oggetti di valore".

Il “modus operandi”

Lo schema delle chiamate è sempre lo stesso: una presunta figura autoritaria comunica una notizia scioccante (ma falsa) che provoca nella vittima uno stato di stress. I truffatori sanno perfettamente che è più difficile agire razionalmente quando si è in preda all'emozione e bisogna affrontare una situazione del genere. Sfruttano quindi la disponibilità della vittima ad aiutare con del denaro. Dopo lo shock telefonico, di regola segue pure quello di essere stati raggirati e quindi truffati. Dopo un'esperienza del genere, molte vittime si vergognano, non osano parlarne e quindi spesso non sporgono denuncia.

La campagna di prevenzione

Con questa campagna nazionale, la Prevenzione Svizzera della Criminalità e la Polizia desiderano sensibilizzare la popolazione su come agire quando si riceve una chiamata scioccante e come superare questo momento di disorientamento. L'accento è posto soprattutto sulla formula della truffa sopraccitata, come minimo comune denominatore di tutte le chiamate fraudolente. Si è preferito invece non parlare delle diverse varianti, perché se ne aggiungono continuamente di nuove. Oltre a uno spot televisivo che mette in scena una chiamata shock, vi saranno anche manifesti, volantini, una ‘landing page’, informazioni sui social media e, in "omaggio", un espositore da tavolo da collocare accanto al telefono. Questo espositore funge da promemoria per ricordare che esiste un modo semplice per sfuggire all'incubo di una chiamata shock: "Riappendete subito!". Sul retro dell'espositore ci sono ulteriori raccomandazioni su come agire in un simile caso: per esempio, si consiglia di chiamare la polizia subito dopo aver ricevuto la telefonata. Pro Senectute sostiene questa iniziativa con una campagna di affissione. I manifesti, i volantini e gli espositori da tavolo possono essere richiesti alla Polizia.

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