
Un lavoro, un salario equo, una rendita di pensione sicura, anche in tempi di crisi economica: quasi 30'000 persone hanno manifestato oggi a Berna per rivendicare dalle autorità politiche misure congiunturali più decise, su invito delle confederazioni sindacali USS e Travail.Suisse. "Non vogliamo pagare per la vostra crisi", si poteva leggere sugli striscioni portati dai dimostranti, partiti da tre punti d'incontro diversi e poi confluiti per le vie cittadine verso la piazza antistante Palazzo federale. Tutto si è svolto nella calma, salvo qualche problema di traffico, ha indicato in serata la polizia cantonale. Battaglieri i toni usati dai sindacalisti nei loro comizi. "Ne abbiamo abbastanza di questi cavalieri del bonus e dei manager superpagati" che mentre si riempiono le tasche fanno pressione sui salari altrui, ha affermato il presidente dell'Unione sindacale svizzera (USS) Paul Rechsteiner. Il consigliere nazionale socialista ha anche criticato la maggioranza borghese della Camera del popolo, che la settimana scorsa ha respinto gran parte delle richieste di provvedimenti anti crisi, dopo che la Confederazione - ha rilevato Rechsteiner - non aveva esitato a stanziare grandi mezzi finanziari a sostegno dell'UBS in difficoltà. L'attuale politica del parlamento dimostra una mancanza di rispetto per il lavoro solido e onesto, gli ha fatto eco Martin Flügel, presidente di Travail.Suisse, erede della tradizione sindacale cristiano-sociale: invece di elaborare un pacchetto congiunturale efficace la maggioranza preferisce smantellare l'assicurazione contro la disoccupazione, l'AVS, le rendite delle casse pensione e l'assicurazione invalidità. I sindacati esigono "una svolta politica e sociale", con misure più decise contro la crisi economica. Chiedono ai politici di impegnarsi per mantenere intatto il potere d'acquisto dei lavoratori, compensando il forte aumento previsto dei premi malattia per i medi e bassi redditi e ridistribuendo il prodotto della tassa sul CO2 del 2009 e del 2010. La giornata di protesta è cominciata con una pre-manifestazione del Sindacato del personale dei trasporti (SEV) alle 12.30. Alcune migliaia di persone si sono riunite nel pressi della stazione per chiedere che la Confederazione versi 3,4 miliardi di franchi per rifinanziare la cassa pensione delle FFS e altrettanto per l'Ascoop, cui aderiscono circa 140 imprese svizzere operanti nel settore dei trasporti. "I ferrovieri non vogliono regali", ma neppure pagare per gli errori altrui, ha affermato il presidente del SEV Giorgio Tuti, chiedendo che sia la Confederazione a rimediare alle proprie manchevolezze. Il presidente del Partito socialista svizzero Christian Levrat ha esortato i ferrovieri a non abbassare le braccia: "Dovete ottenere in piazza il risanamento delle vostre casse", ha gridato Levrat, rilevando che i ferrovieri non hanno abbastanza sostenitori in parlamento. ATS
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