
La Conferenza dei direttori cantonali delle finanze (CDF) sostiene le grandi linee della riforma III dell'imposizione delle imprese, che si trova attualmente in procedura di consultazione. La Conferenza rivendica tuttavia che sia la Confederazione a sostenerne maggiormente le conseguenze. I direttori cantonali ritengono che la ripartizione dei oneri supplementari legati alla riforma non debba avvenire a parti uguali tra Confederazione e cantoni, ma in una proporzione del 60:40. Chiedono quindi di aumentare la quota-parte cantonale all'imposta federale diretta ad almeno il 21,2%, è stato precisato oggi in una conferenza stampa a Berna. Il governo propone di passare dal 17 al 20,5%. "Proponiamo una riforma snella", ha dichiarato Peter Hegglin, presidente della CDF e consigliere di stato a Zugo. I ministri delle finanze riconoscono in particolare che una riforma del diritto fiscale delle imprese è "indispensabile" perché "l'immobilismo non è un'opzione e costerebbe caro alla Svizzera". Anche altri punti della riforma non piacciono ai direttori cantonali, che respingono per esempio l'introduzione di una imposta sugli utili da capitale applicata ai titoli, visto che ci sono già le imposte cantonali sul patrimonio, rileva la CDF. Secondo Berna questa nuova tassa permetterebbe di incassare 300 milioni di franchi all'anno.
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