
Il controllo dell’immigrazione è un tema molto dibattuto in Svizzera: nel febbraio scorso, ricordiamo, aveva fatto discutere la proposta dell’economista Reiner Eichenberger di introdurre una tassa di soggiorno aggiuntiva per gli immigrati. Questa volta a esprimersi sul tema è stato il professore olandese di sociologia Ruud Koopmans.
Intervistato dalla Basler Zeitung, il professor Koopmans ha spiegato come un’integrazione di successo possa avvenire se i migranti hanno la possibilità di partecipare attivamente alle offerte formative e lavorative in Svizzera e in Europa. "A patto che la disoccupazione non sia superiore a quella dei residenti e che i loro figli frequentino la scuola al pari degli altri ragazzi".
Tuttavia, secondo Koopmans, è necessaria una miglior politica migratoria e in materia di asilo: “Attualmente l’immigrazione è incontrollata – ha spiegato – Nella maggior parte dei casi non arrivano i più poveri e i più deboli bensì giovani che sono riusciti a mettere insieme la cifra necessaria per pagare scafisti e passatori ma che non dispongono dei requisiti per potersi integrare lavorativamente”.
“Una politica di asilo efficiente dovrebbe essere in grado di aiutare chi ha davvero bisogno di aiuto, come famiglie con bambini piccoli e le minoranze perseguitate in Siria. Inoltre si potrebbero introdurre dei contingenti di lavoro per chi arriva da questi Paesi – ha proseguito Koopmans – Quello che facciamo adesso è la cosa peggiore: facciamo entrare in Europa chi non ha veramente bisogno e chi non ha i requisiti per integrarsi nel mercato del lavoro”.
Secondo il professore olandese la chiave per garantire un'integrazione efficace è aiutare chi ha davvero bisogno e garantire l'accesso al mercato del lavoro a chi ha i requisiti necessari. E questo vale anche per coloro che sono già sul territorio e che spesso dipendono dagli aiuti sociali. “La maggior parte di chi arriva alle nostre frontiere sono giovani in salute. E a loro non conviene questo tipo di integrazione: i salari che percepirebbero durante la formazione sono inferiori agli aiuti sociali. E non dimentichiamo che le loro famiglie hanno risparmiato per pagare loro il viaggio fino in Europa. È un investimento che vogliono recuperare”.
L’auspicio per il futuro è che venga concessa la possibilità di restare ”solo a chi è in grado di mantenersi”, in modo da evitare che queste persone restino dipendenti dagli aiuti sociali. Ovviamente, questi presupposti non si applicherebbero ai casi più sensibili. Ma per il professor Koopmans la nuova politica in materia di asilo passa sia da una miglior integrazione nel mondo del lavoro sia da una “selezione” all’entrata. A pesare non dovranno essere criteri religiosi bensì la formazione e l’esperienza lavorativa, in modo che ci viene ammesso possa mantenersi senza dipendere dalle prestazioni assitenziali.
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