
I capi dei dipartimenti cantonali della sanità temono una penuria di personale nel settore dopo l'accettazione popolare dell'iniziativa UDC contro l'"immigrazione di massa". "Le prestazioni attuali in favore della popolazione non potranno più essere mantenute al livello di qualità attuale" in ospedali, istituti medico-sociali e altre infrastrutture, e neppure nella ricerca medica, se la manodopera straniera sarà limitata, scrive in una nota il Comitato direttivo della CDS, la Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità. "Dopo la votazione del 9 febbraio, un pilastro del nostro sistema sanitario minaccia di sgretolarsi" se la norma dei contingenti propugnati dall'iniziativa "dovesse essere interpretata in modo restrittivo o se il principio stesso della libera circolazione delle persone fosse rimesso in questione", afferma Carlo Conti, presidente della CDS, citato nella nota. Il capo del dipartimento della sanità di Basilea Città sottolinea d'altro canto che sono necessari sforzi supplementari per formare più professionisti delle cure a tutti i livelli ma soprattutto più medici. Il Comitato direttivo della CDS aggiunge che la prospettata carenza di personale colpirà "allo stesso modo i centri e le regioni rurali". Esso invita dunque il Consiglio federale ad assegnare "un peso rilevante agli interessi del sistema sanitario" e a mettere in atto in modo "intelligente e sostenibile" il testo dell'iniziativa.
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