
Per evitare un intervento dello Stato in caso di crisi, come avvenuto con Credit Suisse, il Consiglio degli Stati inasprisce i requisiti patrimoniali delle banche sistemiche. Discostandosi però sia dalla proposta della sua commissione, sia da quella del Consiglio federale. Per la Camera dei Cantoni UBS dovrà garantire una copertura delle filiali estere per il 90% con capitale di base di prima classe. Una soluzione che per Fabio Regazzi, consigliere agli stati ticinese, nonché membro proprio della Commissione Economia e Tributi, non rappresenta però un compromesso. «Il vero compromesso era quello che era uscito dalla maggioranza della commissione», sostiene. E lo fa nonostante sia stato proprio il suo partito, il Centro, a suggerire un'altra via. «Agli Stati spesso capita così - replica - decidiamo autonomamente e per me questa soluzione non era convincente e quindi io mi sono rimasto sulla posizione originaria».
«Un danno anche per l'economia reale»
Una soluzione originaria con cui UBS avrebbe potuto convivere, ha ribadito ancora ieri in occasione del Finance Forum di Zurigo il CEO Sergio Ermotti, che teme ora un indebolimento della banca nel confronto internazionale e, di riflesso, della piazza finanziaria svizzera tutta. Timori sottoscritti anche da Regazzi. «Con questa soluzione è chiaro che i costi che UBS dovrà sopportare in termini di capitalizzazione e di costi annui sono pesanti e andranno a ripercuotersi inevitabilmente sull'economia reale, quindi sulle piccole e medie imprese, ma anche sulle cittadine e cittadini».
Rischi e responsabilità
A non pensarla così è invece Karin Keller Sutter, secondo cui la concorrenzialità di UBS verrà preservata. Intervenuta nel dibattito alla Camera Alta, ha piuttosto posto l'accento sui rischi di una copertura insufficiente delle filiali estere. Credit Suisse insegna. Per Regazzi, però, sostenere che un inasprimento delle norme patrimoniali per le cosiddette too big to fail trasferisca il rischio dal contribuente all'azionista è riduttivo: «Non è stato un problema di capitale proprio che ha portato a questa crisi, è stato un problema di management, di pessime decisioni, di una strategia sbagliata, ma anche di una mancata sorveglianza da parte della Finma che non ha fatto quello che invece avrebbe dovuto e potuto fare».

