
La percentuale di uomini che lavorano a tempo parziale in Svizzera è raddoppiata dal 2000, secondo uno studio dell'Università di Zurigo sostenuto dal Fondo nazionale svizzero (FNS). In Svizzera, il 40% della popolazione attiva lavora a tempo parziale, una percentuale che colloca il Paese al secondo posto tra i 38 Stati dell'OCSE, subito dietro i Paesi Bassi. Secondo l'Ufficio federale di statistica (UST), il 60% delle donne attive è stata impiegata in maniera ridotta nel 2025, contro circa il 20% degli uomini. Uno studio del sociologo Jan Müller dell'Università di Zurigo e di Youngjoo Chan, professoressa all'Università dell'Indiana a Bloomington negli Stati Uniti, ha analizzato i fattori che influenzano questa scelta tra gli uomini. I ricercatori hanno valutato i dati raccolti tra il 2004 e il 2020
Freni culturali persistenti
Lo studio rivela che nelle professioni fortemente improntate al «principio dell'uomo fonte di sostentamento» e a una cultura di «dedizione al lavoro», pochi uomini sviluppano una preferenza per il tempo parziale o lo adottano volontariamente. Al contrario, sono più numerosi a compiere il passo nei settori in cui il sostegno all'equilibrio tra vita professionale e privata è più accentuato. La percentuale di maschi che lavorano a tempo ridotto in Svizzera è comunque raddoppiata dal 2000, passando da circa il 10% a oltre il 20%. A titolo di confronto, la media dei Paesi dell'OCSE è progredita poco nello stesso periodo, passando dall'8% a meno del 13%.
Particolarità svizzera
Secondo lo studio, il contesto e la cultura elvetica sono particolarmente favorevoli al tempo parziale. Infatti, le quasi 42 ore di lavoro settimanali abituali per un 100% in Svizzera superano le medie dell'OCSE. La riduzione della percentuale di lavoro risulta quindi interessante e, considerati i salari elevati, spesso finanziariamente più realistica rispetto ad altrove, secondo Müller. Inoltre, i contratti part-time sono «solidi tanto quanto» quelli a tempo tempo. Nei Paesi scandinavi, la società è «organizzata affinché entrambi i genitori possano lavorare in maniera ridotta», sottolinea Müller. «In Svizzera, si tende piuttosto verso un sistema in cui le donne rimangono a tempo parziale, ma gli uomini iniziano a fare altrettanto». Il ricercatore evidenzia i punti ciechi di questa ricerca: si focalizza unicamente sui maschi che inizialmente lavoravano a tempo pieno, avvantaggiati rispetto a quelli sottooccupati o disoccupati. E rimane limitata dai dati disponibili in modo affidabile sui 16 anni presi in considerazione.

