
Una paga oraria minima fissata dallo Stato non è la soluzione giusta per lottare contro i bassi salari. La proposta, contenuta nell'iniziativa popolare "Per la protezione di salari equi" che sarà sottoposta a popolo e cantoni il prossimo 18 maggio, è controproducente e mette in pericolo numerosi posti di lavoro. Lo ha affermato oggi a Berna il consigliere federale Johann Schneider-Ammann.
Il salario minimo proposto dall'iniziativa - 22 franchi all'ora - sarebbe il più alto nel raffronto internazionale, ha ricordato il ministro dell'economia. Ciò metterebbe in seria difficoltà molte piccole e medie imprese che non sarebbero più competitive.
Questa situazione non porterebbe alcun vantaggio alle attività che richiedono un livello di qualifiche basso, anzi: il rischio è che questi posti di lavoro scompaiano. Di conseguenza, la manodopera poco qualificata, i giovani e coloro che (ri)entrano nella vita attiva avrebbero serie difficoltà a trovare un impiego.
La flessibilità nella fissazione dei salari, secondo le branche e le regioni - "la situazione è diversa a Rorschach, a Basilea o nella Valle di Blenio", ha detto Schneider-Ammann - "è uno dei segreti che hanno fatto la prosperità della Svizzera".
D'altronde, i sindacati hanno concluso diverse convenzioni collettive di lavoro (CCL) che prevedono minimi salariali inferiori a quelli che essi stessi chiedono nella loro iniziativa, ha sottolineato il consigliere di Stato vodese Philippe Leuba, che si è espresso a nome della Conferenza dei direttori cantonali dell'economia pubblica (CDEP).
Leuba ha poi affermato che l'agricoltura sarebbe uno dei settori più colpiti dall'iniziativa. Molte famiglie contadine non avrebbero semplicemente i mezzi per pagare gli operai agricoli secondo gli standard previsti dall'iniziativa. Il rischio è quindi che molte aziende siano costrette a chiudere.
Per Schneider-Ammann il sistema elvetico attuale - dove le retribuzioni sono oggetto di trattative individuali o collettive - funziona bene. Facendo un confronto internazionale, infatti, la Confederazione figura tra i Paesi con i più bassi scarti salariali e con la più debole quota di lavoratori a basso reddito. "E ciò perché lo Stato evita il più possibile di intervenire", ha puntualizzato.
Nei Paesi dove è stato introdotto il salario minimo non si è constatato nessuna diminuzione delle spese sociali o un aumento delle buste paga, ma un livellamento dei salari verso il basso, ha poi aggiunto Leuba, che ha ricordato come in Francia il minimo sia di 9,53 euro (11,63 franchi) e in Germania di 8,50 euro (10,37 franchi).
Per Schneider-Ammann, il miglior metodo per lottare contro la povertà è fare di tutto per preservare gli impieghi. Alle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese lo Stato mette a disposizione tutta una serie di aiuti sociali, come ad esempio le sovvenzioni per pagare i premi della cassa malattia.
L'iniziativa popolare "per la protezione di salari equi" è stata depositata nel gennaio del 2012 con 112'301 firme valide. Essa chiede alla Confederazione e ai cantoni di impegnarsi in favore della promozione di salari minimi nelle convenzioni collettive di lavoro. Per i settori dove ciò non fosse possibile, propone l'introduzione di un salario minimo legale di 22 franchi all'ora, che corrisponde a uno stipendio mensile di 4000 franchi per 42 ore settimanali.
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