
Nel corso di una conferenza stampa a Palazzo federale il 21 dicembre scorso la presidente della Confederazione Doris Leuthard aveva dichiarato senza mezzi termini che il Consiglio federale ritiene "inaccettabile e discriminante" la decisione dell'UE di limitare l'equivalenza della borsa svizzera solo fino alla fine del 2018. “Anche il fatto di vincolare questo dossier tecnico alle questioni istituzionali risulta inopportuno e inaccettabile - aveva affermato - Il Consiglio federale ritiene che la legalità di tale decisione sia dubbia e ha pure l’impressione che essa abbia lo scopo di indebolire la piazza finanziaria della Svizzera”.
Una presa di posizione forte quella dei Sette Saggi, rafforzata in questi giorni anche da diversi esperti. Stando a quanto dichiarato a Le Temps dal professore di diritto internazionale dell’Università di Cambridge Lorand Bartels, la decisione dell’UE cozza contro il principio della non discriminazione o del pari trattamento in vigore all’interno dell’Organizzazione mondiale del commercio, che trova attuazione tramite la clausola della nazione più favorita (la prassi internazionale definisce questa clausola come consistente nel: “trattamento accordato dallo Stato che lo concede allo Stato che ne beneficia non meno favorevole del trattamento conferito dallo Stato concedente ad uno Stato terzo”). In parole povere, l’UE non può trattare la Svizzera in modo diverso dagli altri Stati membri dell’OMC.
Barlels contesta anche la decisione dell’UE, ribadita anche dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Jucker, di legare l'equivalenza limitata della Borsa svizzera ai "progressi non sufficientemente sostanziali" sull’accordo quadro istituzionale con Berna. Bruxelles ha giustificato questa decisione con lo “statuto speciale” di cui gode la Svizzera, ma secondo il professore anche questa decisone va contro le regole dell’OMC.
La posizione del professor Bartels è condivisa anche da Christian Häberli del World Trade Institute dell’Università di Berna, che dalle colonne del Tages Anzeiger avvisa: “Il diavolo si nasconde nei dettagli”.
Se l’UE non dovesse fare marcia indietro, la Svizzera potrebbe chiedere l’apertura di un procedimento in sede di OMC, ma Häberli invita alla prudenza: “Non è mai accaduto prima e simili procedimenti possono richiedere anni. Alla Svizzera serve una soluzione rapida, pertanto consiglio la via del negoziato”.
Una via che, ha spiegato il Tages Anzeiger, anche il Dipartimento federale degli affari esteri vuole percorrere.
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