
Il Partito socialista svizzero potrebbe presto infrangere un suo tabù.
Fino ad oggi, infatti, il PS non ha mai accettato soldi dalle imprese, ma si è sempre finanziato con le quote pagate dai membri e dalle donazioni di persone singole.
Ancora nel 2013, il partito aveva rifiutato il versamento di una società anonima, spiegando di "non voler minare la propria indipendenza e la propria credibilità."
Solo che il numero di membri sta conoscendo una continua erosione, così come la cifra delle donazioni private.
Una situazione che sta mettendo a dura prova le casse del PS. Basti pensare che nel 2015 l'UDC ha speso 10,5 milioni di franchi per la pubblicità dei propri candidati, il PLR 9 milioni, mentre i socialisti solo 2,5, secondo i dati di Media Focus. E che ultimamente un dipendente del partito ha dovuto essere licenziato, sempre a causa della mancanza di soldi, mentre diverse sezioni regionali hanno dovuto rivedere al ribasso il proprio budget.
E quindi, come riferisce Le Matin Dimanche, i vertici del PS hanno deciso di sottoporre un cambiamento degli statuti in occasione dell'assemblea dei delegati che si terrà nel prossimo mese di dicembre, proponendo di accettare i finanziamenti delle grandi aziende. Secondo un documento interno, il Partito socialista conta così di incassare circa 200'000 franchi dal Credit Suisse, 40'000 da Axa-Winterthur e 45'000 franchi dalla Swiss.
Non tutti però sembrano gradire l'idea. "Accettare i soldi delle banche per mettere a posto le nostre finanze ci farebbe perdere ogni credibilità. E non farebbe aumentare il numero dei nostri membri" afferma ad esempio il presidente dei Giovani socialista, Fabian Molina, che preannuncia battaglia contro la proposta.
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