
Giornata di euforia in borsa per i titoli dell’orologeria svizzera. Le azioni di Swatch e Richemont sono in forte rialzo sulla scia delle voci di un possibile accordo commerciale tra Svizzera e Stati Uniti che potrebbe portare a una sensibile riduzione dei dazi doganali.
Intesa vicina
Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, Washington e Berna sarebbero vicine a un’intesa che abbasserebbe le tariffe sulle importazioni di prodotti elvetici dal 39% al 15%, allineandole a quelle applicate all’Unione Europea. Una prospettiva che ha subito spinto gli investitori a premiare i colossi del lusso: alle 10.30 Swatch guadagnava quasi il 4%, mentre Richemont avanzava del 2%. La notizia è stata parzialmente confermata anche dal presidente americano Donald Trump, che durante una sessione di domande e risposte alla Casa Bianca ha dichiarato che “stiamo lavorando a un accordo per aiutare la Svizzera”, senza però fornire dettagli sui tempi o sulle cifre. Un abbassamento delle barriere doganali andrebbe a vantaggio soprattutto dei produttori di orologi che producono esclusivamente nella Confederazione. La questione non è di poco conto, considerando il fatto che le imprese negli ultimi tempi avevano fatto molto affidamento sul mercato statunitense, a causa del persistente calo dei consumi in Cina.
L'incontro con Trump
Settimana scorsa, ricordiamo, alcuni rappresentanti di aziende private svizzere - tra cui Johann Rupert, presidente del consiglio di amministrazione di Richemont – hanno incontrato Trump alla Casa Bianca per sollecitare una soluzione. L’iniziativa, tuttavia, non è piaciuta al numero uno di Swatch, Nick Hayek, che ha parlato di un gesto “adulatorio”: Si sono messi in una "posizione di debolezza. L’unico re che corteggio è il cliente”, ha dichiarato.
Trattative in corso
Il Dipartimento federale dell’economia (DEFR), interpellato da Keystone-Ats, ha confermato che le trattative sono in corso, ma ha preferito non rilasciare ulteriori dichiarazioni. Stando a Bloomberg un accordo potrebbe essere raggiunto entro le prossime due settimane, ma non è escluso che le trattative si complichino ancora una volta.

