
Dopo i deludenti risultati della cartella informatizzata del paziente (CIP), bisogna accelerare la digitalizzazione e aumentare l'efficienza del settore sanitario svizzero con un altro strumento. Lo pensa il Consiglio nazionale, che oggi ha approvato per 134 voti a 53 (dieci astenuti) una nuova legge con cui si introduce la cosiddetta cartella sanitaria elettronica (CSE). Il dossier passa agli Stati.
Secondo il disegno governativo presentato lo scorso autunno, la CSE porrà al centro l'individuo con la sua storia clinica personale, fornendo una visione d'insieme dei dati medici rilevanti, indipendentemente dal domicilio, dal luogo di cura o dal fornitore di prestazioni. Tutte le informazioni oggi sparse, da referti di consultazioni a rapporti di dimissioni passando per vaccinazioni, medicamenti o valori di laboratorio, saranno così memorizzate e disponibili digitalmente in un unico luogo, sempre e ovunque.
Nel corso della discussione, molti consiglieri nazionali hanno sottolineato l'importanza di non ripetere gli errori commessi con la CIP, bollata da tutti gli oratori come un vero e proprio fiasco. Questa si basa su una struttura complessa, che coinvolge numerosi fornitori privati e prevede un processo di apertura oneroso. Tali ostacoli hanno fatto sì che il suo impiego sia rimasto nettamente al di sotto delle aspettative.
Niente più doppioni
Con la nuova legge, il Consiglio federale intende quindi procedere a un riassetto radicale entro il 2030, rimpiazzando la CIP con la CSE. L'obiettivo è migliorare la qualità delle cure, accrescere la sicurezza dei pazienti, ridurre i doppioni e contribuire a contenere i costi, ha riassunto a nome della commissione preparatoria Benjamin Roduit (Centro/VS). «È un tassello del puzzle per recuperare il terreno perso», ha aggiunto Andri Silberschmidt (PLR/ZH).
Tutti i professionisti della salute dovranno partecipare alla CSE. Oltre agli ospedali e agli istituti di cura, già ora obbligati a collegarsi alla CIP, ciò varrà anche per medici, farmacisti, fisioterapisti e altri fornitori di prestazioni ambulatoriali che fatturano a carico dell'assicurazione obbligatoria. L'idea è di coinvolgere il maggior numero di persone per sfruttare appieno il potenziale di questo strumento.
Utilizzo volontario
Altro punto fondamentale, la cartella elettronica non dovrà essere richiesta: ogni persona domiciliata in Svizzera la riceverà automaticamente e gratuitamente, ha ricordato in aula l'altra relatrice commissionale Sarah Wyss (PS/BS). L'utilizzo rimarrà tuttavia su base volontaria: chi non desidera averla potrà infatti opporsi alla sua apertura o farla eliminare in qualsiasi momento («opt-out»). «I pazienti manterranno la piena sovranità sui loro dati» e potranno decidere chi potrà accedere e a cosa, ha inoltre evidenziato Barbara Gysi (PS/SG).
La CSE, contrariamente alla sua antenata, prevede poi una struttura centralizzata. Su suggerimento della commissione, un'unica comunità nazionale di riferimento fungerà da interlocutore per i titolari di una cartella, nonché per i professionisti della salute e per le strutture sanitarie. Essa sarà gestita e finanziata dai Cantoni, soluzione che al voto (172 a 23) ha battuto quella secondo cui questo compito andava affidato alla Confederazione.
Un ulteriore aspetto delicato è quello rappresentato dalla sicurezza dei dati. «Si tratta di una priorità assoluta», ha tenuto a rassicurare, intervenendo in coda al dibattito, la ministra della sanità Elisabeth Baume-Schneider. L'intenzione è quella di fornire una nuova cartella che sia «degna della fiducia dei cittadini», ha garantito la consigliera federale.
UDC dubbiosa
Una minoranza democentrista, pur condividendone gli scopi, era scettica nei confronti del progetto dell'esecutivo. «I costi non sono chiari», ha in primis argomentato Andreas Glarner (UDC/AG), poco convinto anche dal modello «opt-out», definito una sorta di «chi tace acconsente» su dati «molto sensibili» e per cui bisognerebbe invece chiedere «un consenso esplicito».
Nel mirino dei critici pure l'infrastruttura centralizzata, che implicherebbe un grande progetto informatico rischioso a livello federale. Questo «sistema enorme», ha affermato ancora Glarner, sarebbe vulnerabile ad attacchi da parte di hacker, senza dimenticare possibili errori umani. «No a un altro fallimento miliardario dello Stato», ha sentenziato invano il deputato argoviese.

