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Berna
Il Nazionale dice no ad accordo con Mercosur
Ats
2 ore fa
L'accordo di libero scambio è stato bocciato con 96 voti contrari– Ora la palla passa agli Stati

L'accordo di libero scambio tra l'AELS - di cui fa parte la Svizzera - e gli Stati del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) non s'ha da fare. Dopo tre ore di accesi dibattiti, con 96 voti a 86 e 9 astenuti, il Consiglio nazionale ha detto no all'intesa. Il dossier passa ora agli Stati, probabilmente in settembre. In precedenza, una minoranza democentrista - ma sostenuta dalla maggioranza degli esponenti del Centro e da taluni liberali-radicali - ha tentato invano di chiedere più fondi per gli agricoltori, concretamente un credito d'impegno di 880 milioni di franchi per gli anni dal 2028 al 2035. La proposta è però stata bocciata - con 94 voti contro 91 e 6 astenuti. Secondo la maggioranza, si tratta di una cifra ben superiore ai 158 milioni con cui il Consiglio federale intendeva aumentare i sussidi all'agricoltura per compensare le perdite materiali subite dal settore agricolo a causa dell'aumento delle importazioni e dei costi di produzione.

Minacce del presidente dell'Unione svizzera dei contadini

A nulla sono valse le minacce del presidente dell'Unione svizzera dei contadini Markus Ritter (Centro/SG) di lanciare un referendum se il credito di impegno non fosse approvato. Ritter ritiene che l'agricoltura sia stata «sacrificata». Al voto sul complesso, la Camera del popolo ha quindi respinto l'accordo tra l'Associazione europea di libero scambio (oltre alla Svizzera, anche Norvegia, Islanda e Liechtenstein) e gli Stati sudamericani (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) del Mercosur. Una parte dell'UDC e del Centro si è associata alla sinistra - che in precedenza non era riuscita a far approvare le proprie proposte in materia di difesa dei diritti umani e dell'ambiente - per respingere l'intesa.

Opportunità per relazioni economiche

Il dibattito sull'entrata nel merito lasciava presagire un ampio «sì» all'accordo. Esso costituisce «una nuova opportunità per diversificare le relazioni economiche della Svizzera», aveva sottolineato Laurent Wehrli (PLR/VD) a nome della commissione. È particolarmente gradito nell'attuale contesto di tensioni geopolitiche. Il risultato dei negoziati è «eccellente e complessivamente molto favorevole per il nostro Paese», gli aveva fatto eco il presidente della Confederazione Guy Parmelin. Una minoranza rosso-verde si era dichiarata scettica nei confronti dell'accordo e perché lo ritiene, nella sua forma attuale, non al passo con i tempi. Ma le sue richieste volte a sostenere le popolazioni locali dalla deforestazione o altri interventi per attenuare l'impatto climatico della produzione agricola erano state tutte respinte in votazione.

Gli antefatti

L'intesa conclusa lo scorso anno tra l'AELS e il blocco sudamericano del Mercosur (Mercado Común del Sur) dovrebbe in particolare consentire risparmi di oltre 150 milioni di franchi all'anno sui dazi doganali. Il Consiglio federale ha adottato il messaggio sull'accordo, concluso nel luglio 2025, nel febbraio scorso. L'intesa offrirebbe, secondo il Governo, alle imprese svizzere un accesso privilegiato a un mercato di 270 milioni di persone, rafforzando la competitività dell'economia elvetica. La conclusione dell'intesa rappresenta secondo l'esecutivo una tappa importante nella politica commerciale elvetica, con i negoziati in merito che erano iniziati nel 2017. Esso regola il mercato con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, mentre la Bolivia, il più recente membro dell'organizzazione economica sudamericana, è esclusa dato che non vi faceva parte al momento dell'inizio delle trattative.

Notevole potenziale di crescita per export

Il Mercosur, ha ricordato invano il ministro dell'economia, costituisce un importante mercato di sbocco con notevole potenziale di crescita per l'export svizzero. Nel 2024, le esportazioni di merci elvetiche verso i suoi Stati hanno superato i 4 miliardi di franchi. Grazie all'accordo, dopo un periodo di transizione circa il 96% delle esportazioni svizzere sarebbe esente da dazi, generando un risparmio di oltre 155 milioni di franchi all'anno. In cambio, Berna concede un totale di 25 contingenti bilaterali di importazione per prodotti agricoli sensibili, tra cui la carne. La maggior parte di questi contingenti è limitata (inferiore al 2% del consumo totale o corrispondente all'attuale volume di importazioni, stando al Consiglio federale). La Svizzera potrà gestire autonomamente i contingenti e l'impatto delle concessioni sull'agricoltura nazionale resterà contenuto, secondo l'esecutivo. Il testo, ha assicurato in aula Parmelin, include disposizioni in materia di commercio e sviluppo sostenibile, con impegni vincolanti per le parti su temi quali il cambiamento climatico, la gestione delle risorse forestali e marine, la lotta alla deforestazione, la biodiversità, la protezione del lavoro e i diritti delle popolazioni indigene. Ma, come detto, tali rassicurazioni non hanno convinto la maggioranza del plenum. Ora spetta agli Stati pronunciarsi sull'accordo.