
Mentre alle nostre latitudini ha fatto molto discutere il caso di Y., il primo foreign fighter ticinese verosimilmente deceduto a Mosul, in Iraq, nella primavera del 2016, la stampa d’Oltralpe riporta il caso di un combattente losannese di origini croato-bosniache che vorrebbe invece far il percorso inverso.
Come riferiscono il Tages Anzeiger e Le Matin, Ajdin B. (in arte Wael al-Swissri) si è unito alle fila del califfato nel 2015 portando con sé la moglie. Il 23enne ha quindi militato nella fila della brigata Tarik Ibn Ziad, un’unità combattente di 300 uomini provenienti dall’Europa e dalla Cecenia.
Stando a documenti rinvenuti dall’Esercito iracheno nel corso di un’offensiva per liberare Mosul, i due vorrebbero ora rientrare in Svizzera. Il 23enne sarebbe stufo di combattere, verosimilmente per motivi di salute. Il suo è un nome noto al Servizio delle attività informative della Confederazione, che lo considera estremamente pericoloso e nei suoi confronti è stato spiccato un mandato d’arresto internazionale.
Il suo percorso di radicalizzazione non è ancora del tutto chiaro, ma le autorità ritengono che durante la sua permanenza in Svizzera sia stato attivo tra le file dell’organizzazione Lies!, che da anni distribuisce gratuitamente il Corano per le strade. L’organizzazione, ricordiamo, è stata messa al bando in Germania e il Ministero pubblico della Confederazione ha avviato delle indagini anche in territorio elvetico. Alcuni suoi membri, infatti, si sarebbero a loro volta uniti al Califfato.
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