
Com’era prevedibile, non è destinata a placarsi la polemica sui jihadisti iracheni. Dopo che il Tribunale federale aveva stabilito la necessità di ridurre le pene inflitte a due di loro (uno dei quali ridotto in sedia a rotelle in seguito a una ferita rimediata nel 2007 combattendo tra le fila di un gruppo terroristico "predecessore" dell'ISIS) dal TPF di Bellinzona e il conseguente caos venutosi a creare tra Fedpol, Tribunale federale e Ufficio federale di giustizia riguardo la loro espulsione dal Paese, la Berner Zeitung rivela oggi un nuovo capitolo di questa intricata vicenda.
Osama M. e Mohammed O. sono stati scarcerati negli scorsi giorni (il terzo, Weslam A., è invece stato rilasciato nel 2016) in quanto il rimanente terzo della pena è stato condonato per buona condotta. La Fedpol, ricordiamo, vorrebbe espellerli ma il rischio di subire forme di tortura nel loro Paese natale ne impedisce il rimpatrio. A questo proposito Berna sta negoziando un accordo di riammissione con Baghdad, ma nel frattempo Osama M. – che aveva manifestato l’intenzione di costituire una cellula dell’ISIS in territorio elvetico e al quale era stato ritirato lo statuto di rifugiato, ottenuto nel 2013 mentendo sulla sua identità – ha presentato tramite il suo avvocato una nuova domanda d’asilo alle autorità del Canton Sciaffusa “a causa del concreto rischio di detenzione e tortura” e ha richiesto l’accesso alle prestazioni sociali.
Come riferisce il quotidiano bernese, l’uomo è stato scarcerato da circa 10 giorni e si è subito rivolto all’assistenza. E le autorità cantonali si trovano ora in una situazione spinosa: la pericolosità del 30enne iracheno è stata più volte accertata dalla Fedpol ma una sua esclusione dalle prestazioni sociali non è al momento possibile, così come una suo nuova incarcerazione.
“Non ci sono i presupposti per agire in questo senso contro un sostenitore dell’ISIS che ha finito di scontare la propria pena, ha evidenziato il giurista Benjamin Brägger. L’unica soluzione possibile è un accordo di riammissione con Baghdad. Il presidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e Polizia Hans-Jürg Käser aveva proposto un periodo di carcere preventivo, ma anche questa possibilità e svanita davanti all’assenza di una base legale in questo senso. In estate arriverà la proposta del Dipartimento federale di giustizia e Polizia riguardo la modifica della Legge federale che vieta i gruppi Al-Qaïda e Stato islamico.
Ma nel frattempo il jihadista in sedia a rotelle potrà e dovrà beneficiare delle prestazioni assistenziali. Un caso che ricorda quello di un altro iracheno arrestato lo scorso marzo a Baden con l’accusa di favoreggiamento nei confronti di un’organizzazione criminale legata all'ISIS recentemente tornato in assistenza dopo essere stato scarcerato (vedi articolo suggerito).
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