
È con grande delusione, se non addirittura con inquietudine che imprese, sindacati e mondo accademico hanno accolto il messaggio odierno del Consiglio federale sulla formazione, la ricerca e l'innovazione per il periodo 2017-2020.
"Le risorse in forte calo mettono in pericolo il futuro della piazza economica e scientifica svizzera", sottolineano in una nota congiunta swissuniversities, Accademia svizzera delle scienze, Politecnici federali e Fondo nazionale svizzero (FNS), che puntualizzano: "sono necessari dei correttivi".
A preoccupare gli atenei è soprattutto il forte calo delle risorse concesse alla formazione, alla ricerca e all'innovazione (FRI) che, a loro dire, mette in pericolo la leadership elvetica nel settore, "proprio ora che la Confederazione rischia di essere tagliata fuori dal programma di ricerca europeo".
Nel quadriennio in considerazione "verranno a mancare fra 555 e 580 milioni di franchi" rispetto a quanto annunciato solo diciotto mesi fa nell'ambito della pianificazione finanziaria della Confederazione, si legge nella nota.
Eppure il Consiglio federale continua ad essere ambizioso, poiché mantiene tutti i progetti, prosegue il comunicato. Secondo il mondo accademico queste riforme sono necessarie ma i fondi insufficienti costringeranno gli istituti di ricerca a operare tagli in altri settori.
Delusione è stata espressa dall'Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam), ma per altri motivi. Il governo si dimostra generoso nei confronti delle università ma risparmia sulla formazione professionale, si legge in una presa di posizione. Secondo l'organizzazione delle PMI, il messaggio deve essere corretto e devono essere stanziati "i 400 milioni di franchi promessi" per questo ambito.
Invece di adempiere il mandato costituzionale e di trattare formazione professionale superiore e accademica allo stesso modo, secondo l'Usam il Consiglio federale accentua le disparità di trattamento, a spese soprattutto delle giovani generazioni.
Di decisione "assolutamente inaccettabile" parla l'Unione sindacale svizzera (USS), secondo cui un aumento dei fondo del 2% soltanto rappresenta un passo indietro, "quando invece bisognerebbe accelerare". "La penuria di manodopera qualificata in alcuni settori si accentuerà ulteriormente", rileva l'organizzazione sindacale, sottolineando come malgrado i conti 2015 della Confederazione si siano chiusi con un eccedenza di 2,3 miliardi di franchi il governo taglia ora 555,3 milioni al settore FRI.
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