
Il coronavirus ha cambiato in poco tempo le abitudini in termini di mobilità della popolazione. Gli svizzeri, evidenzia una ricerca del Politecnico federale di Zurigo, hanno voltato le spalle ai trasporti pubblici, per i quali le conseguenze potrebbero essere durature, preferendo mezzi individuali come la bicicletta o l’automobile. La reazione alla sfida sanitaria è stata rapida, emerge dai risultati dello studio, che ha analizzato gli spostamenti di migliaia di persone. Oltre al lavoro a domicilio, a essere aumentato è principalmente l’uso dell’auto, spiega all’AWP uno dei coautori, Christopher Tchervenkov.
L’utilizzo dei mezzi pubblici è calato in modo “spettacolare”, mentre è cresciuta pure la popolarità della bici, aggiunge. Il trend è confermato anche dall’Unione dei trasporti pubblici, settore che a causa della pandemia e delle misure di contenimento a essa associate ha registrato un mancato guadagno di due terzi tra marzo e maggio. Nel primo trimestre, il numero di persone-chilometro è sceso del 9,9% a 4,61 miliardi. Stando al portavoce dell’associazione Bruno Galliker, “ci vorranno verosimilmente anni per riprendersi, almeno per le lunghe distanze”. Negli agglomerati si è invece già tornati a livelli vicini a quelli pre-Covid 19. Non si tratta solo dei comportamenti legati all’home office: “Dovremo anche riguadagnare la fiducia dei passeggeri”, dice l’addetto stampa. In tal proposito, una campagna di incoraggiamento è stata lanciata e nessun rialzo delle tariffe è previsto nel 2021.
La ricerca di alternative di trasporto ha già avuto conseguenze su diversi settori, come la mobilità elettrica. In seno al più grande rivenditore online di Svizzera, Digitec Galaxus, la vendita di monopattini elettrici è triplicata tra gennaio e giugno rispetto allo stesso periodo del 2019. Per quel che concerne le vetture, il mercato delle auto d’occasione ha resistito meglio del resto del ramo e piattaforme come Autoscout24 hanno constatato prezzi medi più elevati negli annunci. Una tendenza che dovrebbe continuare, viste le difficoltà nella consegna di veicoli nuovi. A uscirne vincitore potrebbe inoltre essere chi offre servizi di carsharing, come Mobility. La compagnia prevede di approfittare del fatto che molti svizzeri trascorreranno le ferie in patria, dichiara la portavoce Stéphanie Gonzalez, aggiungendo di sperare che per i privati si tornerà a breve sui livelli abituali. Per la clientela aziendale servirà un po’ più di pazienza.
Condividere un’auto può essere “un’opzione sensata”, dice Gonzalez, precisando però come sia importante che la gente riprenda familiarità con i trasporti pubblici, a cui Mobility è complementare. Il 92% dei suoi clienti detiene infatti un abbonamento dei mezzi, contro il 57% dell’insieme della popolazione. Gli effetti a lungo termine della pandemia rimangono incerti. Resta da vedere cosa accadrà in settembre con la riapertura delle scuole e la ripresa totale delle attività aziendali, fanno notare dal Politecnico di Zurigo. Tchervenkov sottolinea che se non si tornerà su treni, bus e tram, efficaci in termini di spazio, continuando a preferire i veicoli privati, si andrà verso una congestione del traffico. “Le reti stradali delle nostre città non sono concepite per far fronte a ciò”, avvisa il ricercatore.
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