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Svizzera
Il Consiglio federale: "Se Ubs si trovasse in difficoltà nessun intervento statale"
©Gabriele Putzu
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Keystone-ats
2 anni fa
La consigliera federale a capo del Dipartimento federale delle finanze (DFF) ha spiegato come Ubs dovrà rispettare misure specifiche in quanto parte della banche "Too big to Fail" ed è fuori discussioni una sua statalizzazione in caso di fallimento. "Significherebbe scaricare il rischio su Confederazione e contribuenti".

Se un giorno UBS dovesse trovarsi in difficoltà paragonabili a quelle vissute da CS un anno fa, un'acquisizione forzata non sarebbe più possibile. Lo ha detto oggi ai media la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter. La grande banca dovrà adottare misure specifiche per evitare di ritrovarsi in una situazione precaria.

"I rischi non devono essere a carico dello Stato"

UBS rimane l'unica banca "too big to fail (troppo grande per fallire)" che opera a livello internazionale. In quanto tale, dovrà rispettare misure specifiche. In particolare, dovrà aumentare in modo sostanziale il suo capitale proprio, ha dichiarato ancora Karin Keller-Sutter. Alla domanda su quanto sia pericoloso avere una banca troppo grande, la ministra delle finanze ha risposto che non esiste una sicurezza totale. "C'è sempre la possibilità di una crisi. Ma possiamo ridurre al minimo i rischi". Lo scenario di una liquidazione di UBS è quindi preso in considerazione nella regolamentazione "too big to fail". È invece fuori discussione la statalizzazione di UBS in caso di fallimento. "Sarebbe una resa totale e significherebbe scaricare il rischio sulla Confederazione e sui contribuenti". "Dobbiamo fare in modo che i rischi di una crisi non siano a carico dello Stato e che le banche si sentano più responsabili", ha affermato la consigliera federale.

Bonus multimilionari, Keller-Sutter: "Non mi piacciono"

"UBS è una società privata. Gli azionisti sono responsabili. Tuttavia, gli alti bonus - anche in altre società - mi preoccupano. Non riesco a capire certi stipendi", ha detto facendo riferimento al CEO di UBS Sergio Ermotti. "Si tratta di una remunerazione che va oltre l'immaginazione di qualsiasi normale cittadino. Non mi piace questo sviluppo. In un Paese in cui è il popolo a stabilire le condizioni quadro dell'economia, questo non è un comportamento corretto", ha rilevato ancora Keller-Sutter.

UBS sotto pressione in borsa

UBS sotto pressione in borsa dopo la pubblicazione del rapporto sulla stabilità delle banche da parte del Consiglio federale: nel pomeriggio il titolo dell'istituto guidato da Sergio Ermotti è arrivato a perdere sino al 4%. Stando ad Andreas Venditti, esperto bancario di Vontobel, il calo significativo è dovuto principalmente alla complessità della materia: i mercati hanno bisogno di tempo per analizzare nel dettaglio il documento di 400 pagine approvato oggi dal governo. La conseguente mancanza di chiarezza su ciò che le misure proposte dall'esecutivo significheranno effettivamente per UBS ha turbato il corso dell'azione, ha spiegato lo specialista all'agenzia Awp. La giornata si presenta inoltre già in generale negativa per le piazze finanziarie, affossate dall'aumento dell'inflazione negli Stati Uniti, un movimento che rischia di far slittare ulteriormente i tempi dell'auspicato taglio dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve. Va peraltro anche ricordato che il valore UBS presenta ancora una performance del +7% dall'inizio di gennaio e che su sull'arco di 52 settimane si registra una progressione del 47%. Tre settimane or sono, il 26 marzo, l'azione è stata scambiata a un massimo pluriennale di 28,62 franchi.