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Svizzera
Il Consiglio federale contro l’iniziativa anti-burqa
Screenshot della conferenza stampa alla presenza di Karin Keller-Sutter
Screenshot della conferenza stampa alla presenza di Karin Keller-Sutter
Keystone-ats
6 anni fa
Per il Governo un divieto generalizzato di dissimulare il viso è inutile. Keller-Sutter: “Solo 20-30 donne in Svizzera indossano il niqab, i Cantoni possono già agire individualmente”

Un divieto generalizzato in Svizzera di dissimulare il viso è inutile: le donne che lo fanno sono pochissime e perlopiù turiste. È il parere del Consiglio federale che raccomanda di respingere il prossimo 7 marzo l’iniziativa popolare in tal senso, preferendole il controprogetto del Governo.

“In Svizzera non abbiamo problemi riguardo alla dissimulazione del volto e non abbiamo ragione di cambiare la Costituzione, applicando un divieto generalizzato a livello nazionale”, ha esordito la consigliera federale Karin Keller-Sutter, la quale, ironia della sorte, è apparsa di fronte ai media indossando una mascherina di protezione a causa delle misure anti-Covid. “Ci sono poche donne che indossano il niqab in Svizzera”, ha proseguito. “Stando a un recente studio dell’Università di Lucerna, solo 20-30 donne in Svizzera indossano il niqab. Il burqa invece (che copre l’intero viso) non viene praticamente indossato. Se vediamo delle donne che dissimulano il volto, si tratta perlopiù di turiste che si trovano temporaneamente in Svizzera e che per questo motivo non disturbano il nostro regolamento”.

Cosa prevede l’iniziativa
La legge sulla dissimulazione del viso, approvata dal parlamento, obbliga una persona a mostrare il proprio volto per potersi identificare durante i controlli sui trasporti pubblici, alla dogana o per le procedure amministrative. L’iniziativa popolare “anti-burqa” - “Sì al divieto di dissimulare il proprio viso” - va più lontano poiché pone un divieto generale della dissimulazione del viso. Nel mirino le donne che indossano il burqa o il niqab.

I Cantoni possono già agire
Secondo l’esecutivo e il parlamento, il fenomeno che l’iniziativa intende combattere è marginale nel nostro paese. Oltre a ciò, la dissimulazione parziale o totale del viso è materia di competenza cantonale e così dovrebbe rimanere: i Cantoni conoscono meglio le preoccupazioni della loro popolazione ed è opportuno che regolamentino la questione in base alle proprie esigenze. A tal proposito Keller-Sutter ha citato gli esempi di Ticino e San Gallo, che vietano già il velo integrale. “I Cantoni possono dunque agire in base ai propri bisogni”, ha sottolineato la consigliera federale.

Problemi per il turismo
In determinate regioni, un divieto generalizzato potrebbe avere ripercussioni negative sul turismo. Inoltre, se tale proibizione dovesse essere introdotta su scala nazionale, la sua applicazione spetterebbe in ogni caso ai Cantoni, con le conseguenti possibili divergenze, ad esempio per quanto concerne le eccezioni o l’ammontare delle multe. “Se il divieto venisse esteso a livello nazionale, alcuni turisti potrebbero decidere di non trascorrere più le vacanze in Svizzera. L’iniziativa non prevede infatti eccezioni per i turisti. Le ripercussioni sul settore potrebbero essere quindi importanti in un periodo già difficile”, ha sottolineato Keller-Sutter.

Nessun guadagno contro il terrorismo
Infine l’introduzione a livello nazionale del divieto non apporterebbe un guadagno in termini di sicurezza. Per combattere l’estremismo, il Parlamento ha deciso altri provvedimenti, tra cui un inasprimento del diritto penale e le misure di polizia per la lotta al terrorismo. L’accettazione dell’iniziativa non rafforzerebbe neanche la posizione delle donne velate. I problemi d’integrazione possono essere affrontati con gli strumenti esistenti. Un divieto di indossare determinati vestiti è la strada sbagliata.

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