
Il caso degli insulti generati da un chatbot contro la consigliera federale Karin Keller-Sutter entra in una nuova fase: la Procura di Berna-Mittelland ha aperto un’indagine penale per ingiuria e diffamazione. Sotto esame non c’è solo l’autore del messaggio, ma anche la piattaforma X di Elon Musk. Secondo Reuters, tutto risale al 10 marzo, quando un utente ha chiesto al chatbot Grok di «attaccare duramente» la ministra delle Finanze. Il sistema ha risposto con un «roast» contenente insulti sessisti e volgari, poi diffusi pubblicamente. L’autore della richiesta, un 75enne svizzero, ha in seguito cancellato il contenuto definendolo un «innocuo esercizio tecnico». Ma nel frattempo Keller-Sutter aveva già sporto denuncia contro ignoti, denunciando anche il clima di misoginia online.
Ruolo della piattaforma sotto la lente
La novità è che gli inquirenti stanno valutando anche il ruolo della piattaforma. L’obiettivo è chiarire se X abbia messo a disposizione il chatbot accettando il rischio che potesse essere usato per contenuti illegali. Si tratta di un terreno giuridico ancora inesplorato in Svizzera. Non esistono precedenti su casi di diffamazione generata da intelligenza artificiale, e il procedimento potrebbe quindi diventare un test importante. Dal punto di vista legale, resta aperta la domanda centrale: il chatbot è solo uno strumento nelle mani dell’utente o può comportare una responsabilità anche per chi lo sviluppa e lo gestisce? Il caso arriva inoltre in un momento di crescente attenzione internazionale sui rischi dell’IA. Episodi simili, ricorda Reuters, stanno alimentando il dibattito su regolamentazione e responsabilità delle piattaforme. La decisione della giustizia svizzera potrebbe quindi avere conseguenze ben oltre questo singolo episodio.

