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Trasporti
Il Ceo delle FFS Ducrot: "In Ticino sulla puntualità dobbiamo fare meglio"
Redazione
2 anni fa
Il bilancio positivo delle FFS per il 2023 evidenzia record di passeggeri e profitti, ma anche sfide come l'indebitamento e la soddisfazione dei clienti. Il Ceo Ducrot punta a una visione futura orientata al 2035 e 2050, con progetti di ampliamento per il Ticino e miglioramenti infrastrutturali a livello nazionale ed internazionale.

Numero record di viaggiatori e cifre in nero, come non accadeva dal 2019. Sono questi i principali risultati fatti registrare lo scorso anno dalle FFS, che ieri mattina hanno presentato il bilancio 2023. A margine della conferenza stampa Ticinonews ha intervistato Vincent Ducrot, Ceo delle Ferrovie Federali Svizzere, per fare il punto della situazione su tutte le questioni aperte a sud delle Alpi.

Partiamo dal bilancio 2023, siete soddisfatti?
"Sì, sono molto soddisfatto del risultato che abbiamo ottenuto: risultati finanziari positivi, più clienti e collaboratori soddisfatti. Sono tutti aspetti molto importanti per me. È stato un anno positivo. Il grande punto nero riguarda invece l’indebitamento".

Indebitamento che è di oltre 11 miliardi di franchi. Un problema per gli investimenti futuri?
"È un problema che è cresciuto molto durante la pandemia e rappresenta un rischio per il futuro. Oggi abbiamo delle discussioni con il parlamento per ridurre questo aspetto grazie a un maggior apporto di capitali, oltre a delle misure che ci permetteranno di ridurlo nel futuro. È molto importante, perché ci aspettiamo una crescita del traffico in futuro e di conseguenza sarà necessario investire".

A proposito del futuro, quali gli obiettivi e quali le sfide?
"Abbiamo due orizzonti. Uno al 2035, già programmato e che dobbiamo mettere in atto, l'altro al 2050 con quattro livelli di pianificazione: nazionale, internazionale, regionale e locale. Quattro livelli che vanno pianificato insieme, anche se oggi guardiamo troppo alle infrastrutture e troppo poco ai bisogni dei clienti".

Fase di ampliamento 2035: come il Ticino sarà integrato?
"Nell’orario del 2035 avremo un aumento della frequenza di treni da e per il Ticino, un miglioramento del piano orario e soprattutto nel traffico delle merci. Ma anche un miglioramento di ciò che ruota attorno alla ferrovia".

L’impressione è però che a livello locale non ci siano grandi novità: terzo binario Bellinzona-Giubiasco e stazione Bellinzona Piazza Indipendenza, da molti giudicata superflua. Lei cosa risponde?
"Tutte le regioni sono importanti. Ciò che è importante per il Ticino, e la deputazione alle camere lo sa bene, è difendere i progetti che riguardano il Ticino. Per il 2035 il parlamento ha fissato i progetti e i finanziamenti, ora il dibattito deve spostarsi sull’orizzonte 2050".

E per il 2050 cosa si può aspettare il Ticino?
"La nostra visione è di garantire una maggior frequenza di treni, ogni quarto d’ora, corrispondenze più efficaci, maggior flessibilità ed essere più rapidi fra le stazioni. Questa è la nostra filosofia che varrà sia per il Ticino, sia per il resto del Paese".

Sappiamo però che in Ticino le infrastrutture sono limitate. È possibile che ci sia un ampliamento della rete ferroviaria?
"Non bisogna parlare solo di infrastrutture, questo è un grande errore. Oggi tutti vogliono un terzo binario, un raddoppio, un nuovo tunnel… È molto più importate chiederci che offerta vogliamo. Per noi è fondamentale garantire nei giorni di grande affluenza delle frequenze elevate verso il Ticino. Dopodiché il Cantone deve prendere posizione e dirci che offerta vuole. L’infrastruttura deve essere una conseguenza. Poi ci sarà il dibattito politico. Ogni cantone dirà la sua e il Parlamento sceglierà le infrastrutture necessarie".

In Ticino uno dei temi caldi è la fermata dei treni Intercity a Chiasso e/o Mendrisio. Ci sono novità su questo dossier? Il Mendrisiotto avrà una fermata Intercity?
"È un dossier che politicamente avanza al suo ritmo. Attualmente, per come è concepito l’orario, non si può fare. E la risposta del Consiglio federale è stata chiara. Quello che possiamo fare è migliorare l’infrastruttura, cosa che però anche il Parlamento deve volere. Non può solamente dire di volere una fermata, deve mettere a disposizione i necessari mezzi finanziari per farlo. Oggi la soluzione non c’è, dovremo lavorarci con i parlamentari e l’Ufficio federale dei trasporti, ovvero i leader nell’attuazione degli orari".

Quindi per lei e per le FFS è comunque un obiettivo?
"Dobbiamo chiederci cosa vogliamo per i nostri clienti? Sento spesso dire 'vorrei che il treno si fermasse a Bellinzona, a Lugano, a Chiasso, a Mendrisio, a Como', ma allo stesso tempo la gente vuole arrivare rapidamente a Milano. Bisogna fare delle scelte e queste sono politiche. Privilegiamo una località piuttosto che un’altra? Facciamo a volte Mendrisio, a volte Chiasso? Le facciamo entrambe? Sono aspetti che oggi non sono per nulla stabiliti e che devono essere discussi nel quadro di una politica degli orari. Noi come FFS siamo più in una posizione di esecutori".

Non si possono combinare treni veloci (senza fermate) e treni con più fermate?
"È proprio uno dei nostri obbiettivi per il futuro. Però per avere più treni occorrono più infrastrutture e ancora una volta è una decisione politica, mi scuso se insisto. I politici ticinesi, insieme a quelli degli altri cantoni, devono trovare delle buone soluzioni arrivare a un compromesso fra velocità e prossimità".

Un altro tema d’attualità in Ticino riguarda la prosecuzione di AlpTransit a sud di Lugano, in questo caso ci sono delle novità?
"No. Occorre che il parlamento decida per uno studio e poi, nel caso, voti un finanziamento. Oggi questo tema fa parte dei numerosissimi dossier che riguardano i desideri delle varie regioni e sui cui il parlamento si chinerà nel 2026".

Spostandoci nel Sopraceneri, ci sono le Officine di Bellinzona. Si parla di un possibile sforamento della cifra necessaria al trasferimento. È così?
"Oggi sappiamo che le nuove Officine vedranno la luce e sappiamo come. Abbiamo ricevuto delle offerte che sono troppo elevate. Le stiamo valutando e decideremo i mandati d’esecuzione. Non abbiamo ancora ricevuto tutti i premessi di costruzione e come sempre ci saranno delle opposizioni. Però sono fiducioso del fatto che verranno costruite come preventivato e posso garantire personalmente che il numero di impieghi previsto verrà rispettato. Le tempistiche, l’abbiamo annunciato, saranno leggermente più lunghe, ma avremo le migliori officine di cui abbiamo bisogno".

Tempistiche realistiche?
"Pianifichiamo l’apertura per il 2027, quindi con 9-10 mesi di ritardo rispetto a quanto inizialmente messo in conto. Non è un grande ritardo per un progetto come questo".

Ultimo tema che riguarda il Ticino, forse il tema di quest’anno, l’incidente nella Galleria di base. Ci sono delle novità sui lavori in corso e sulle tempistiche?
"I lavori procedono come previsto. Abbiamo anche avuto modo di mostrali alla deputazione ticinese, che ha trovato molto interessante l'opportunità di vederli da vicino. La galleria sarà pronta per l’autunno. Siamo anche riusciti ad aumentare l’offerta di treni. Dal 24 marzo ci sarà un treno in più il mattino dal Ticino alla regione di Zurigo. A poco a poco si torna alla normalità, tenendo conto dei bisogni dei viaggiatori e delle merci. Stiamo lavorando all’offerta per Pasqua, per l’Ascensione e per Pentecoste, anche lì offriremo delle buone soluzioni da e per il Ticino".

In Ticino, però, si chiedono anche misure di compensazione, quel è la vostra risposta?
"Ad oggi abbiamo offerto misure di compensazione a chi possiede un abbonamento generale, abbiamo esteso l’AG Night per i giovani, abbiamo fortemente aumentato i biglietti a prezzo ridotto. Penso sia una buona risposta e anche il mercato ci sta dando ragione. Per noi va bene così. Siamo convinti che la gente abbia apprezzato cosa abbiamo fatto e cosa era nelle nostre possibilità durante una situazione straordinaria come questa".

 A livello di sicurezza si sta lavorando per far sì che quanto successo non accada più? O l’imprevisto è dietro l’angolo?
"Un incidente come questo non è prevedibile e il rischio zero non esiste. Quello che possiamo fare è aumentare i controlli dei vagoni, ma ce ne sono 500mila in Europa che si spostano e la maggior parte non è di nostra proprietà. C’è solo una piccola percentuale di vagoni in Svizzera che è delle FFS. Siamo sempre sottomessi a pericoli esterni. Lavoriamo anche a nuovi sistemi, ma purtroppo non siamo ancora allo stadio dove possiamo dire che i rischi sono completamente eliminati".

Lei è da 4 anni Ceo delle FFS, qual è la cosa di cui va più fiero? E in vista del futuro, qual è il suo obiettivo principale?
"La cosa di cui vado più fiero è la puntualità del sistema, che è a un buon livello e su cui all’interno dell’azienda si lavora costantemente. Dobbiamo fare meglio in Ticino, ma nel resto del Paese va bene. La sfida ora è quella di preparare il futuro. Un buon orario 2035, aprire i cantieri previsti e avere una buona visione sul 2050 – in collaborazione con la politica – per offrire al Paese e a tutte le regioni le migliori soluzioni".