
Nuovo colpo di scena nella vicenda di una donna uccisa dal consorte nel 2016 a Ginevra, denominato il «caso della piuma» dai media romandi. La corte d'appello non ha accolto la tesi della difesa, che invocava l'omicidio colposo nell'ambito di un gioco sessuale finito male, e ha condannato l'imputato a dodici anni di reclusione per omicidio.
«Vi è un insieme di indizi forti e convergenti a sostegno della (...) tesi dell'accusa, secondo cui il decesso non è avvenuto nel corso di un rapporto sessuale consentito, ma è il risultato di una violenta aggressione», ha stabilito la Camera penale d'appello e di revisione in una decisione del 17 marzo, resa pubblica oggi dal quotidiano ginevrino Le Temps, a cui Keystone-ATS ha avuto accesso.
Il decesso risale al febbraio di dieci anni fa. Inizialmente, la morte della donna di 66 anni non era stata considerata sospetta. È stato il ritrovamento di una piuma lunga 4,5 centimetri in un bronco della defunta a cambiare le cose a livello penale e a determinare il ricorso da parte dei media alla formula «il caso della piuma».
Vari colpi di scena
L'imputato, un ex uomo d'affari solettese, era stato inizialmente condannato per omicidio nel 2022. La giustizia aveva ritenuto che la vittima avesse aspirato la piuma mentre cercava invano di respirare, con la testa schiacciata sotto un cuscino. L'uomo aveva allora affermato che la donna era deceduta per cause naturali, vittima di un ictus.
L'oggi 75.enne aveva poi cambiato versione un mese prima del processo d'appello nel 2023, ammettendo che la moglie era morta per asfissia durante un gioco erotico. Aveva confessato di aver mentito per sette anni per «grande pudore». La corte lo aveva quindi condannato per omicidio colposo, riducendo la pena da tredici a tre anni - parzialmente sospesi - di reclusione.
Tale decisione era stata tuttavia annullata nel maggio del 2024 dal Tribunale federale, il quale aveva rinviato l'imputato dinanzi ai giudici chiedendo loro di approfondire alcuni aspetti. È quanto avvenuto con la nuova condanna del 17 marzo per omicidio. La sentenza non è definitiva: può essere impugnata con un ricorso.

