
Il caldo estremo e la siccità che hanno contraddistinto questa estate 2026 hanno lasciato un segno tangibile anche sugli specchi e corsi d'acqua svizzeri: quest'anno milioni di pesci, gamberi e insetti acquatici sono morti. È la stima fatta dalla Federazione Svizzera di Pesca (FSP) secondo cui la Svizzera «deve finalmente passare dal treno locale al treno ad alta velocità». La politica, secondo la Federazione deve agire ora e attuare in modo coerente e nettamente più rapido gli strumenti esistenti per la protezione delle acque. Per questa ragione sta valutando tutte le possibili misure politiche, compreso il lancio di una nuova iniziativa popolare. «Non possiamo continuare a stare a guardare mentre le nostre acque diventano sempre più calde e muoiono sempre più pesci. Gli strumenti ci sono, ora servono denaro, rapidità e volontà politica», evidenzia Daniel Jositsch, presidente della FSP
Pesci trasferiti
A pesare su questo bilancio sono diversi elementi, tutti dovuti alle ondate di caldo torrido registrate quest'anno, come spiega la Federazione. «Le elevate temperature dell’acqua, le basse portate e i tratti di corsi d’acqua prosciugati hanno sottoposto quest’estate a una pressione enorme soprattutto le specie ittiche che necessitano di acque fredde. In molti luoghi è stato necessario catturare e trasferire i pesci nell’ambito di interventi d’emergenza. Altrove, invece, l'aiuto è arrivato troppo tardi. L’estate eccezionale del 2026 mostra senza mezzi termini quanto le nostre acque e i loro abitanti siano diventati vulnerabili di fronte ai cambiamenti climatici. Eppure, la situazione era già allarmante in precedenza: tre specie ittiche autoctone su quattro sono minacciate, potenzialmente minacciate o già estinte e figurano quindi sulla Lista rossa delle specie minacciate. Si tratta di una catastrofe ecologica di una portata che il mondo acquatico svizzero ha vissuto raramente in passato».
«Prima che sia troppo tardi»
Con la legge sulla protezione delle acque, la Svizzera dispone naturalmente di strumenti importanti. Il problema, spiega la FSP, risiede nella loro attuazione che procede troppo lentamente. La Federazione chiede pertanto che le disposizioni di legge vengano applicate in modo coerente e che i programmi esistenti vengano notevolmente accelerati. In particolare si domandato di porre l'accento su quattro punti concreti. In primis, accelerare le rivitalizzazioni: «I tagli ai fondi federali recentemente decisi devono essere annullati e i mezzi finanziari destinati alle rivitalizzazioni dei corsi d’acqua vanno raddoppiati. I 4.000 chilometri di corsi d’acqua previsti non devono essere rivitalizzati soltanto entro il 2090, bensì al più tardi entro il 2060». Poi bisogna garantire lo spazio riservato alle acque: «La delimitazione degli spazi riservati alle acque deve essere completata al più tardi entro il 2030». Va anche risanata ecologicamente la forza idrica: «Il risanamento della libera migrazione dei pesci, dei deflussi discontinui e del regime del materiale solido deve essere portato avanti con coerenza e completato al più tardi entro il 2040». Infine, bisogna rafforzare il Piano d’azione Pesci: «Per questo Piano, deciso dal Parlamento e dal Consiglio federale, servono ulteriori mezzi finanziari, affinché le specie e le popolazioni ittiche particolarmente minacciate possano essere protette efficacemente prima che sia troppo tardi».
Il quarto tassello
E, a tal proposito, i vertici della FSP hanno deciso di muoversi: «Di fronte alla drammatica evoluzione della situazione e al rischio che le misure necessarie vengano ulteriormente ritardate o che le disposizioni di protezione esistenti vengano addirittura indebolite, stiamo valutando tutte le opzioni politiche, compresa la possibilità che sia nuovamente necessaria un’iniziativa popolare federale per le acque e i pesci della Svizzera». Iniziative popolari che, spiega la Federazione, hanno ripetutamente dato impulsi decisivi alla protezione delle acque in Svizzera. Quella paventata sarebbe la quarta dopo le precedenti: inizialmente nel 1967 venne lanciata l'iniziativa popolare denominata «Protezione delle acque dall’inquinamento». Poi nel 1984 fu il turno di quella «Per la salvaguardia delle nostre acque». Nel 2006 seguì l'iniziativa popolare «Acqua viva (Iniziativa per la rinaturazione)». Per la Federazione è giunto il tempo di un nuovo passo: «L’estate eccezionale del 2026 lo dimostra chiaramente, il tempo delle mezze misure è finito».

