
Circa il 40% dei salariati svizzeri sottostanno a un contratto collettivo di lavoro (CCL). Concretamente, nel marzo 2018 dei circa 5 milioni di lavoratori 2,12 milioni erano regolati da un CCL, secondo dati pubblicati oggi dall'Ufficio federale di statistica (UST).
Nella Confederazione esistono 581 accordi tra associazioni di datori di lavoro e di dipendenti. Cosa concretamente regolano questi contratti è tuttavia molto diverso. Solo 503 stabiliscono per esempio il salario minimo.
Solo 1,14 milioni di persone sono inoltre soggette a un CCL dichiarato di obbligatorietà generale. Un CCL di questo tipo nasce quando tutte le parti lo richiedono. Il campo di applicazione è quindi esteso a tutti i datori di lavoro e dipendenti (compresi i dipendenti non sindacalizzati) di un ramo industriale o di una professione.
Per settore, il minor numero di CCL è presente nell'agricoltura, dove ve ne sono solo cinque. Nel settore secondario - l'industria - ne esistono 202, mentre nel settore dei servizi ce ne sono 369. Cinque contratti non potevano essere assegnati ad un ambito specifico, in quanto regolavano la situazione del diritto del lavoro per i salariati di diversi settori, precisa l'UST.
Nella sua indagine sui CCL, l'UST non si è occupato solo della struttura, ma anche del contenuto del contratto. I dati servono ad analizzare l'evoluzione dei settori disciplinati dai contratti collettivi e possono essere utilizzati per valutazioni in materia di salari e condizioni di lavoro.
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