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Svizzera
“I prezzi in Italia? Quasi tre volte più bassi”
Marco Jäggli
6 anni fa
Un’indagine del Corriere di Como evidenzia differenze sostanziali nei prezzi dei supermercati svizzeri con quelli della fascia di confine italiana

Con la riapertura delle frontiere è tornato agli onori della cronaca il dibattito sulle differenze di prezzo tra supermercati italiani e quelli svizzeri, con i ripetuti inviti da parte di autorità e commercianti elvetici a consumare in Svizzera per favorire la ripresa economica. Un altro argomento a favore della spesa in Svizzera, sostenuto tra gli altri anche dall’ACSI, è anche che, al di là della carne e di alcuni prodotti specifici, la differenza tra un paniere medio acquistato in Italia e uno acquistato in Ticino non sarebbe così diverso.

L’analisi: in Svizzera si paga quasi tre volte di più
Smentisce seccamente il Corriere di Como, che ha verificato sul campo: 59,42 euro un carrello della spesa acquistato all’Iperal in Italia, 153,91 franchi lo stesso carrello alla Coop in Ticino. Due volte e mezza il prezzo, per 85,25 euro di differenza. Eclatanti poi alcuni casi: un chilo di fesa di vitello, acquistato in Italia a 16 euro, in Ticino costa 75 franchi. Un chilo di zucchine 99 centesimi contro 6 franchi. La testata, per eseguire l’indagine, specifica di aver utilizzato il più possibile prodotti freschi sfusi e i cosiddetti prodotti a marchio, ovvero Primia per Iperal e Coop per Coop Ticino. Che, aggiungono, sono anche i meno costosi. Nel caso questa comparazione non fosse possibile, spiegano inoltre, “sono stati scelti prodotti di marca identici tra loro”.

Quanto rilevato sembrerebbe supportare gli argomenti dei sostenitori della spesa in Italia che, riporta il quotidiano comasco, porta ogni anno quasi mezzo miliardo ai supermercati della fascia di frontiera. Secondo il Corriere di Como, questo spiegherebbe perché “il turismo degli acquisti non può essere fermato” e perché dal Ticino accorrano “non soltanto le famiglie che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese”. Il giornale di oltreconfine conclude inoltre dichiarando che, a questo punto “il richiamo alla coerenza patriottica nel riempire dispense e frigoriferi appare francamente inutile. E un po’ patetico. (...) Servirebbe una risposta. Concreta”.

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