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Salute
I pazienti hanno più fiducia nei medici che mostrano emozioni
Ats
6 ore fa
È quanto emerge da uno studio guidato dall'Università di Berna condotto su oltre 1.500 persone

Mostrare emozioni o condividere esperienze personali durante i colloqui con pazienti affetti da gravi malattie rafforza la fiducia nei confronti dei medici, senza comprometterne la percezione di professionalità. È quanto emerge da uno studio guidato dall'Università di Berna condotto su oltre 1.500 persone.

L'idea tradizionale dell'atteggiamento distaccato

La ricerca, finanziata dal Fondo nazionale svizzero (FNS) e realizzata in collaborazione con l'Università di Bielefeld (Germania) e l'Università di Stanford in California, è stata pubblicata sulla rivista scientifica mensile Journal of General Internal Medicine. Secondo gli autori, i risultati mettono in discussione l'idea tradizionale secondo cui i medici dovrebbero mantenere un atteggiamento il più possibile distaccato nei colloqui più delicati con i propri pazienti.

Oltre 1.500 partecipanti

Per lo studio sono stati coinvolti 1'572 partecipanti provenienti da tutte le regioni linguistiche della Svizzera, chiamati a immedesimarsi nel ruolo di un paziente con un tumore polmonare in stadio avanzato al quale viene comunicata una prognosi di vita limitata. I volontari hanno valutato complessivamente 7'250 scenari, nei quali variavano elementi come la durata e la chiarezza del colloquio, l'esperienza del medico, il rapporto con il paziente e l'eventuale espressione di emozioni o la condivisione di esperienze personali.

Più emozioni, meno competenza?

I risultati mostrano che quando il dottore racconta, ad esempio, di aver avuto una persona cara colpita dalla stessa malattia, aumenta significativamente la percezione di fiducia, empatia e professionalità. Un effetto ancora più marcato si osserva quando il medico manifesta apertamente la propria tristezza, ad esempio con le lacrime agli occhi, senza che ciò venga interpretato come un segno di minore competenza.

Fondamentali autenticità e sensibilità

Secondo i ricercatori, l'espressione di emozioni e una limitata apertura sul piano personale non peggiorano mai il giudizio dei partecipanti, nemmeno in assenza di un rapporto preesistente con il paziente, quando lo specialista ha poca esperienza o il colloquio è di breve durata. Gli autori sottolineano tuttavia che autenticità e sensibilità rispetto alle esigenze del paziente restano elementi fondamentali.

Variazioni da cultura a cultura

Lo studio si basa su scenari ipotetici e non su consultazioni cliniche reali, motivo per cui i risultati dovranno essere confermati nella pratica. Inoltre, precisano gli autori, il gruppo di partecipanti era composto prevalentemente da cittadini svizzeri, per cui l'eterogeneità culturale della popolazione elvetica risulta rappresentata solo in misura limitata. Dato che l'approccio alla professionalità o all'espressione delle emozioni variano da cultura a cultura, i risultati potrebbero non essere completamente trasferibili e applicabili ad altri contesti.

Ciononostante, secondo l'inchiesta, i dati suggeriscono che le competenze emotive dovrebbero essere considerate una parte integrante della formazione medica, al pari delle competenze tecniche e comunicative.