
Circa 17 miliardi vengono inviati ogni anno da lavoratori stranieri, migranti e frontalieri nei loro Paesi di origine. A sostenerlo - come riferisce la Basler Zeitung - è il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Il quotidiano renano evidenzia come ogni anno defluiscano dalla Svizzera capitali sempre più ingenti tramite banche, la Posta oppure aziende di servizi finanziari come Western Union o Moneygram.
La questione è stata più volte dibattuta anche in seno alle Commissioni delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati, in particolare dopo le conferme in questo senso da parte dell’ambasciatore straordinario per la cooperazione internazionale in materia di migrazione in seno al Dipartimento federale degli affari esteri Eduard Gnesa.
Nel totale sono compresi i capitali inviati a casa dai lavoratori stranieri, frontalieri come pure dagli stessi migranti e già nelle passate sessioni parlamentari la politica federale si è più volte interrogata sulla provenienza di questi soldi. “È lo stipendio che percepiscono oppure sono gli aiuti sociali o addirittura i proventi di attività criminali?”, ha attaccato lo scorso novembre il Consigliere agli Stati UDC Pirmin Bischof.
Gnesa, che andrà in pensione in primavera, ha replicato sostenendo che si tratterebbe di prevalentemente degli stipendi percepiti in Svizzera. Da parte sua, il Governo vede di buon occhio questi trasferimenti, ritenuti “importanti per la sopravvivenza in certi Paesi”.
Una posizione che non è piaciuta al consigliere nazionale Andreas Glarner (UDC), che ha inoltre puntato il dito contro la possibilità di rendere più convenienti questi trasferimenti: “Ogni volta che simili somme arrivano in certi Paesi, qualcuno ha la possibilità di pagare uno scafista o un passatore. Dove vogliamo arrivare?”.
Per la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) è importante rendere accessibili questi trasferimenti, che devono però avvenire in maniera trasparente. “Senza questi trasferimenti di denaro la pressione migratoria sarebbe ben più alta”, ha detto l’incaricato per le questioni migratorie della SEM Urs von Arb.
Se parte di questi versamenti provengano da aiuti sociali percepiti in Svizzera, Von Arn non ha potuto fornire informazioni in merito.
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