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Svizzera
I media saranno meno liberi?
Foto CdT/ Chiara Zocchetti
Foto CdT/ Chiara Zocchetti
Redazione
5 anni fa
In futuro potrebbe essere più facile bloccare la pubblicazione di articoli di stampa, i consiglieri Marco Romano e Jon Pult si confrontano sul tema

In Svizzera le limitazioni alla libertà di stampa sono poche. Un articolo del codice di procedura civile, però, permette ai giudici di vietare la pubblicazione di articoli, servizi televisivi o radiofonici in alcuni casi. Il primo è qualora vi sia il rischio di ledere i diritti di una persona in modo “tale da potergli causare un pregiudizio particolarmente grave”. Ora il Consiglio degli Stati intende togliere il termine “particolarmente”, allargando di fatto le possibilità di ricorrere alla pretura per chiedere la non pubblicazione di servizi sulla stampa.

Il Consiglio nazionale non si è ancora chinato sul tema. Ieri sera a Teleticino, però, è andato in scena un confronto sul tema. Il consigliere nazionale ticinese Marco Romano (Ppd), favorevole a modificare la norma, ne ha dibattuto con il deputato grigionese Jon Pult (Ps), contrario.

Il primo ritiene che vada garantita la privacy: “Io ho grande fiducia nei media, ma non credo che tocchi ai media svolgere processi. Ogni nome pubblicato, soprattutto quando avventato e veloce, significa magari mettere alla gogna qualcuno. Magari dopo qualche mese salta fuori che non ha fatto niente, ma nel giornalismo le buone notizie non sono mai notizie”. Pult, invece, ritiene che la qualità del giornalismo vada garantita altrimenti: “Io sono per dare più peso e più forza all’etica giornalistica, ma non andare a cambiare le nostre regole che funzionano e tutelano la libertà di stampa, che è un valore fondamentale per la democrazia”.

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