
Nelle scorse ore il Ministero degli esteri russo è tornato a occuparsi di articoli pubblicati da testate svizzere e giudicati ostili nei confronti di Mosca. La pratica non è nuova: già lo scorso anno vi avevamo riferito di come l'Ambasciata russa a Berna avesse intensificato la sua azione di "smontaggio" di articoli che descrivevano difficoltà o aspetti problematici legati alla Russia o alla guerra. Solo poche settimane fa, inoltre, il Dipartimento federale degli affari esteri aveva ufficialmente convocato l'ambasciatore russo per condannare le minacce espresse dall'Ambasciata nei confronti di un giornalista della Nzz. Nel reportage il giornalista trattava, tra l'altro, della resistenza a Melitopol, in cui raccontava della distribuzione ai soldati russi di biscotti con lassativi da parte delle donne della città. Nella nota ufficiale della rappresentanza diplomatica russa, l'autore del pezzo veniva citato per nome e veniva informato sulle disposizioni di diritto, incluse le pene, che avrebbero potuto essere applicate alle sue dichiarazioni in Russia. In base a ciò, il giornalista avrebbe rischiato una pena pecuniaria, i lavori forzati o una pena detentiva di diversi anni.
"Successi economici con Putin"
È proprio la Neue Zürcher Zeitung a tornare nel mirino di Mosca. L'altro ieri il Ministero degli esteri russo ha rilasciato una lunga dichiarazione in cui attacca, con una massiccia dose di sarcasmo, il contenuto di tre articoli pubblicati fra il 22 aprile e il 5 maggio dalla Nzz e dall'Aargauer Zeitung. "Il 29 aprile - scrive il Ministero degli esteri - il quotidiano Neue Zürcher Zeitung ha pubblicato un articolo per convincere i lettori, sullo sfondo del deterioramento della situazione socio-economica in Europa, che la Russia non ha ottenuto nulla di significativo durante il mandato presidenziale di Vladimir Putin". Nell'articolo, l'autore si soffermava su quelle che definiva "ambizioni imperiali" di Vladimir Putin, alla base dell'attacco russo all'Ucraina. Nella sua presa di posizione, il Ministero diretto da Lavrov evoca i successi economici ottenuti dal Paese negli ultimi venti anni. Una prospettiva positiva che riguarderebbe anche il futuro: "Le sanzioni stanno danneggiando soprattutto la gente comune (dei Paesi che le hanno imposte, ndr)". "Allo stesso tempo, persino le organizzazioni economiche internazionali più di parte che analizzano gli indicatori macroeconomici stanno migliorando le loro previsioni relative all'economia russa".
Cifre "trovata pubblicitaria" e la "Bullshit BBC"
Sempre sulle colonne della Nzz, un articolo parla di un numero di vittime e feriti russi nel conflitto che, da dicembre, si aggirerebbe attorno alle 100'000 unità. La fonte delle cifre è statunitense. L'origine dell'informazione è attaccata nella presa di posizione: "l'autore cita le stime esagerate dei funzionari statunitensi, che sono una trovata pubblicitaria, senza interrogarsi sul fatto (...) che la Casa Bianca e il Pentagono si contraddicono sempre". I diplomatici russi ridicolizzano poi anche un'altra fonte del giornalista, ovvero la britannica Bbc, accusata di essere un media foriero di fake news. "Gli inglesi chiamano la BBC 'British BS Corporation' o 'BS Broadcasting Corporation', per la particolare 'affidabilità' delle loro informazioni". L'acronimo "BS" è l'abbreviazione dell'inglese "bullshit", che in italiano si potrebbe tradurre come "stronzate".
Sulla Seconda guerra mondiale
I paragrafi più lunghi della presa di posizione sono però dedicati all'articolo "Oggi Putin, in passato Stalin e Hitler: questi dittatori dimostrano il disastroso fascino dell'Ucraina", pubblicato sulla Aargauer Zeitung. L'accostamento di Putin e Stalin con il dittatore tedesco fa rizzare i capelli nei corridoi del Ministero degli esteri di Mosca. L'invito all'autore è quello di andare a leggere un articolo scritto nientemeno che dallo stesso Vladimir Putin nel giugno 2020, in occasione del 75esimo anniversario dalla fine del secondo conflitto mondiale. Nell'articolo, Putin ripercorre le azioni di politica internazionale che hanno condotto alla Seconda guerra mondiale, mettendo in valore l'azione dell'Urss nella lotta al nazifascismo ed evidenziando le incongruenze dell'atteggiamento delle potenze democratiche occidentali nei confronti dell'Asse. L'autore dell'articolo "ha utilizzato l'idea del professore americano Timothy Snyder, secondo cui l'Ucraina aveva la stessa forte influenza sia su Stalin, sia su Hitler. Questo non può che causare stupore. Sentendo ciò, non possiamo fare a meno di chiedere: 'Ma cosa stai dicendo?'". Il Ministero degli esteri prosegue insinuando addirittura una vicinanza del giornalista al nazismo: "L'idea di paragonare la leadership sovietica a quella di Hitler e ai leader nazisti, che dichiararono gli slavi 'subumani' (Untermenschen) e affermarono che i loro territori, inclusa l'Ucraina, fossero lo 'spazio vitale ad est' per i tedeschi e altri popoli germanici dell'Europa orientale, può venire solo da un completo ignorante o da un sostenitore nazista degli ideali del Terzo Reich".
"Stampa svizzera segue campagna occidentale anti-russa"
Per Mosca, sono i media svizzeri in generale a non essere più credibili. "Seguendo le orme del proprio governo, i media svizzeri si sono dissociati dallo status di neutralità del proprio Paese, che ha portato loro prosperità nel corso degli anni e continuano ostinatamente a seguire la scia della campagna globale anti-russa scatenata dall'Occidente, a scapito della verità, della coscienza e degli interessi del proprio pubblico". Un'idea ribadita anche come conclusione della lunga presa di posizione: "I media svizzeri mainstream hanno optato per la menzogna, l'ipocrisia e la falsificazione. Questa inquietante decisione non sorprende. Il Paese "del latte e del cioccolato" ha probabilmente deciso di seguire la linea di Washington e Bruxelles in tutto e per tutto. E forse i cosiddetti 'valori' occidentali potrebbero ridursi solo a questo".

