
«I giovani in formazione vanno protetti maggiormente». È l'appello lanciato dal sindacato svizzero Unia che accende i riflettori su una questione importante: gli infortuni sul lavoro di cui sono vittima gli apprendisti. «Il sistema di formazione duale svizzero viene spesso presentato come un successo, ma un recente rapporto della Suva sugli infortuni durante l’apprendistato, commissionato dall’Unione sindacale svizzera (USS), rivela una realtà allarmante: ogni anno nel nostro Paese circa 23.000 persone in formazione subiscono infortuni sul lavoro, tre dei quali si rivelano fatali. Da una decina di anni, purtroppo, questa cifra è rimasta costante».
«Situazione inaccettabile»
L'apprendistato, prosegue il sindacato in una nota, è un’attività lucrativa: le aziende formatrici realizzano un utile netto medio di 4.540 franchi all’anno per contratto. «Tuttavia, nonostante il contributo significativo fornito dalle apprendiste e dagli apprendisti, la loro sicurezza e la loro salute vengono troppo spesso sacrificate». Unia ritiene «inaccettabile» che le apprendiste e gli apprendisti «non siano sufficientemente tutelati» sul posto di lavoro. «Dietro queste cifre ci sono giovani il cui percorso viene interrotto appena iniziato», sottolinea Félicia Fasel, segretaria nazionale dei Giovani del sindacato. «Praticamente tutti i decessi si sono verificati durante il primo anno di apprendistato, a dimostrazione del fatto che la supervisione delle persone in formazione è ben lungi dall’essere sufficiente».
Servono misure urgenti
Per questa ragione, in occasione di un'azione nazionale organizzata venerdì a Berna, i Giovani Unia insieme ad apprendiste e apprendisti provenienti da tutto il Paese e diverse organizzazioni giovanili, hanno chiesto misure urgenti per migliorare la protezione delle persone in formazione e questo attraverso un aumento del riposo e delle settimane di vacanza: «L’esaurimento professionale resta il principale fattore di infortuni». Ma anche tramite un rafforzamento della supervisione e controlli regolari e rigorosi nelle aziende formatrici «per garantire il rispetto degli standard di protezione».

