
Come annunciato questa mattina, secondo l'Oms in Svizzera la percentuale di giovani inattivi tra gli 11 e i 17 anni supera l'85%. E quindi, la domanda è sorta spontanea, bisogna preoccuparsi? TeleTicino lo ha chiesto a Flavio Rossi, docente di educazione fisica, secondo il quale la questione è tutta nel fatto che oggi giorno i giovani hanno più possibilità di fare attività non sportive. "Attività culturali, legate ai sociale, alle nuove tecnologie e questo - spiega Rossi - porta via del tempo all'attività motoria".
Purtroppo, però, perché il movimento è di grandissima importanza nel processo educativo, per la salute, ma anche per aspetti quali la costanza o la conoscenza dei propri limiti. Ma se il legame tra sedentarietà e società tecnologica scade nell’ovvietà, secondo il docente di educazione fisica c’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: "lo sport sta diventando sempre più esigente, quindi già in età infantile ai bambini e ai giovani viene chiesto di fare tante ore di allenamento". Questo ritmo, quindi, porta ad alcuni ad aver successo ma, "tanti altri rischiano di smettere proprio a causa di questa pressione" ha spiegato Rossi.
E in effetti un altro studio svizzero sul tema aveva individuato i 13 anni come il momento in cui molti ragazzi decidono di abbandonare. Sottile sfaccettatura di una società sì tecnologica ma anche competitiva e volta al successo, a cui si cerca di rimediare. "I docenti sono molto sensibili a cercare di far provare piacere nelle attività motorie proprio per fare in modo che queste persone da adulte continuino a fare sport" ha affermato Rossi, spiegando che ora si punta su "aspetti pedagogici" ma non solo perché "anche fare attività più diversificate possibili per non specializzarsi troppo presto".
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