
Depenalizzare la prostituzione, le sanzioni ai clienti e ai protettori. La proposta uscita dall’assemblea dei delegati di Amnesty International, riuniti lo scorso martedì a Dublino, ha sollevato un polverone.
Intervistata da Le Matin, la direttrice della sezione svizzera dell'organizzazione, Manon Schick spiega i dettagli della risoluzione.
“Siamo stati accusati di essere a favore del traffico di donne, ma la questione centrale per noi è quella di raggiungere la miglior protezione possibile per le lavoratrici del sesso.”
Schick spiega che la proposta si riferisce a prestazioni sessuali liberamente consentite, mentre lo sfruttamento e la tratta vanno severamente repressi. “Esistono però delle leggi in alcuni paesi in cui le leggi contro lo sfruttamento della prostituzione portano a situazioni assurde. Le prostitute in alcuni casi non hanno la possibilità di affittare una camera o dotarsi di una sicurezza. Il figlio maggiorenne di una prostituta può essere accusato di sfruttamento della prostituzione se è mantenuto dalla madre”.
Ci sono paesi, come la Svezia, che per ridurre il fenomeno vanno a colpire i clienti. Una scelta non condivisa da Amnesty. “In generale, criminalizzare i differenti attori, non fa che aumentare il rischio di violenza sulle prostitute. Colpire il cliente ha come effetto di stigmatizzare la prostituta e portare alla clandestinità, aumentando i rischi. Una prostituta pur di lavorare potrebbe accettare di seguire un cliente che non conosce in un luogo non sorvegliato da altre professioniste del sesso, dove potrebbe accadere qualsiasi cosa.”
La proposta ha suscitato critiche feroci. Negli Stati Uniti la Coalizione contro il traffico delle donne, sostenuta da personalità come Meryl Streep, Kate Winslet e Anne Hathaway (come molte star di Hollywood, vicine da anni al lavoro di Amnesty) ha accusato l'ONG di fomentare la tratta e la schiavitù sessuale. Critiche attese da Amnesty che si dice pronta ad affrontare un danno d’immagine e la perdita di parte dei sostenitori pur di difendere la propria proposta. “Abbiamo consultato associazioni, incontrato centinaia di prostitute. Abbiamo visto che quando si parla di crimini, sono le prostitute ad essere nella posizione più vulnerabile. La nostra non è una posizione campata in aria.”
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