
“La seconda ondata è in corso: il numero di infezioni è più alta della prima ondata perché testiamo di più, mentre il numero delle ospedalizzazioni e quello dei decessi è comparabile a quello di metà marzo quando sono entrate in vigore misure restrittive”. Lo ha sottolineato Virginie Masserey, responsabile dell’unità malattie trasmissibili presso l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) aprendo un nuovo infopoint a Berna, dove gli esperti della Task-Force hanno lanciato un grido di allarme sulla situazione attuale in Svizzera. L’incremento delle infezioni è esponenziale, con il 24% dei testati risultati positivi per 25’000 esami in media al giorno. L’aumento dei contagi concerne tutte le fasce d’età. I giovani adulti hanno un’incidenza maggiore, ma la curva delle persone più anziane tende ad aumentare, ciò che spiega il numero di ospedalizzazioni. Per questo motivo l’USFP è preoccupato per i dati sui ricoveri. “La situazione è seria, non solo in Svizzera, ma in tutta Europa” ha sottolinea Masserey. “Gli ospedali sono sotto pressione. Alcuni Cantoni hanno inasprito le misure, ma non è ancora possibile vedere il loro effetto. È quindi indispensabile diminuire il numero di infezioni e quindi il numero di contatti”. Anche il lavoro del team di tracciamento è al limite, per questo motivo ci possono essere dei ritardi nel contattare le persone. Masserey ha quindi invitato le persone che sono risultate positive a mettersi subito in isolamento e avvisare tutti i possibili contatti affinché quest’ultimi possano mettersi in quarantena.
Avanti di questo passo, i letti in cure intense sufficienti ancora per 10 giorni
Andreas Stettbacher, medico in capo dell’esercito e incaricato del Consiglio federale per il Servizio sanitario coordinato, ha parlato dell’occupazione degli ospedali. “Sfortunatamente, non ho buone notizie” ha affermato, snocciolando diverse cifre. Attualmente, su 22’381 posti letto acuti disponibili in tutta la Svizzera, 16’328 sono occupati (di cui 1159 pazienti Covid). Rimangono disponibili 5855 posti letto. Nelle unità di terapia intensiva ci sono 1’071 posti disponibili, di cui 725 sono occupati (207 pazienti Covid). Ciò significa che sono disponibili ancora 346 posti letto per la terapia intensiva. “Se andiamo avanti di questo passo, tra 15 giorni non ci saranno più a disposizione letti acuti, mentre i reparti di terapia intensiva in 10 giorni” ha sottolineato Stettbacher. Diversi nosocomi hanno già chiesto all’esercito respiratori per far fronte all’afflusso di malati.
Misure a sostegno dell’economia
Stéphane Rossini, direttore dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS), ha chiarito alcuni punti riguardo gli aiuti finanziari della Confederazione: “Ci troviamo in una fase di transizione, ma diverse misure a sostegno dell’economia restano in vigore” ha ricordato Rossini. Le persone costrette a rimanere a casa a causa di una quarantena hanno diritto alle indennità per perdita di guadagno (IPG) almeno fino al 30 giugno 2021. Hanno diritto alle prestazioni anche quegli stabilimenti la cui attività risulta limitata a causa delle misure protettive adottate dai Cantoni. Tali misure hanno effetto retroattivo al 17 di settembre, come prevede l’ordinanza elaborata sulla base della Legge Covid-19 appena votata dal parlamento. Rispetto a quanto accaduto in primavera non vi sono dei “vuoti”, ha spiegato Rossini. Circa gli attestati di quarantena, necessari per poter ottenere un sostegno, l’UFAS intende semplificare il sistema assieme alle casse di compensazione, affinché le persone interessate possano accedere rapidamente alle prestazioni, per esempio mediante un’autodichiarazione.
Gli effetti sul lavoro dureranno a lungo
Il responsabile della direzione del lavoro alla SECO Boris Zürcher prevede che gli effetti della crisi sull’economia e sul lavoro si faranno sentire ancora per molto tempo. Le prestazioni fornite saranno ancora necessarie. Le aziende che hanno dovuto ridurre l’attività a causa delle misure restrittive adottate dalla Confederazione o dai Cantoni hanno diritto al lavoro ridotto (18 mesi). Diversa la situazione per chi dispone di un contratto a durata determinata o su chiamata: in questo caso, queste persone possono rivolgersi alle casse di disoccupazione per ricevere le rispettive indennità giornaliere. In merito ai casi di rigore (agenzie di viaggio, settore eventi), la Confederazione potrebbe intervenire a sostegno dei Cantoni che dovranno in ogni caso stabilire criteri per determinare quali soggetti avranno diritto a un aiuto.
Ackemann allarmato: “Non c’è tempo da perdere”
Il capo della Task Force nazionale Martin Ackermann ha lanciato un appello: “Non c’è tempo da perdere” ha sottolineato. Già ora certi ospedali devono adottare restrizioni in merito ai pazienti non malati di Covid-19 a causa del forte incremento di pazienti infettati dal coronavirus. Di questo passo, se non si fa nulla, anche se venissero creati 200 letti supplementari guadagneremmo 32 ore di tempo. A detta di Ackermann, non tutti nella popolazione hanno ancora capito la gravità della situazione: è ora di limitare al massimo i contatti interpersonali, anche perché al momento non vi sono segnali che l’epidemia stia rallentando. La Task Force parte dal presupposto che le misure restrittive già adottate da alcuni Cantoni verranno estese domani dal Consiglio federale a tutto il territorio nazionale.
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