
“La situazione epidemiologiga indica una stagnazione, ma la situazione resta tesa”. Così Virginie Masserey dell’Ufficio federale della sanità pubblica ha aperto l’odierna conferenza stampa della Task-Force per aggiornare sulla situazione epidemiologica in Svizzera. Da circa due-tre settimane, ha spiegato, ci sono circa 2’800 casi quotidiani. Le ospedalizzazioni tendono al ribasso, i decessi sono in lieve aumento anche se il loro numero rimane basso, mentre il numero di pazienti in terapia intensiva (287) stagnano. Sul piano internazionale la Svizzera ha l’incidenza maggiore. Solo la Gran Bretagna ha un incidenza maggiore del nostro paese, ma anche in Germania e Austria i casi tendono ad aumentare.
Più giovani colpiti
Per quanto riguarda le nuove infezioni, si nota un incremento marcato tra i giovani e i bambini (fascia d’età 0-19), come ci si poteva attendere dopo il rientro a scuola, e una diminuzione tra le altre fasce d’età. Per Masserey è importante che le scuole continuino a eseguire dei test per evitare l’apparizione di nuovi focolai e le conseguenti quarantene. Non solo i bambini possono perdere giorni di scuola, ma anche contagiare altre persone. Non si possono nemmeno escludere problemi a livello di salute, con conseguenze anche a lungo termine.

Ospedalizzazioni e terapia intensiva
L’occupazione nelle terapie resta alta e un ulteriore aumento potrebbe essere difficile da gestire, ha sottolineato Masserey. “Un terzo delle persone ospedalizzate sono in terapia intensiva, mentre nelle ondate precedenti i pazienti Covid rappresentavano il 15-20%”. Ma chi è che viene ospedalizzato? “Più del 90% dei pazienti non è vaccinato” ha precisato Masserey. La metà dei non vaccinati ospedalizzati non aveva malattie croniche preesistenti e ha meno di 44 anni. “Nessuno è al riparo dal ricovero, anche se giovane e sano”, ha puntualizzato Masserey. “Tutte queste ospedalizzazioni sono evitabili e la vaccinazione offre un’eccellente protezione”.

La vaccinazione
Il numero delle vaccinazioni sta lentamente aumentando, con un aumento maggiore tra le giovani generazioni. Tuttavia, è ancora troppo poco in vista dell’autunno, ha messo in guarda l’esperta. “Il ritmo della vaccinazione deve essere accelerato”. Attualmente il 52% degli adulti è completamente vaccinato, mentre il 67% ha ricevuto almento una dose (dai 12 anni).
Protezione nelle persone guarite
Circa le persone giunte in contatto col virus, secondo Masserey, in genere dopo sei mesi la protezione diminuisce e una vaccinazione può essere consigliata, soprattutto per evitare eventuali nuove infezioni con la variante Delta e magari un ricovero all’ospedale. “Le persone che si sono infettate con precedenti varianti sono meno protette dalla variante delta. Si osservano inoltre più spesso delle reinfezioni. Si ottiene una maggiore protezione presso queste persone con una dose di vaccino, che prolunga e rafforza l’immunità contro le nuove varianti”.
Si aspetta sulla terza dose
In merito alla possibilità di una terza dose di richiamo, Masserey ha sostenuto che i dati a disposizione non sono ancora conclusivi. Tuttavia, il tema viene seguito da vicino e non si può escludere in futuro un richiamo per le persone particolarmente a rischio.
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