
La risposta immunitaria a Sars-Cov-2, che impedirebbe una nuova infezione, potrebbe non esserci nei casi lievi. A dirlo è uno studio, in pre-pubblicazione, coordinato da Thiago Moreno, ricercatore del Centro per lo sviluppo tecnologico della Salute della Fondazione brasiliana Oswaldo Cruz. L’indagine ha seguito ogni settimana quattro persone, asintomatiche, da marzo scorso. Una delle quattro, a maggio, ha lamentato sintomi di Covid più forti, come febbre e perdita del gusto e dell’olfatto. Quando è stato fatto il tampone ne è stata accertata la positività, ma a seguito del sequenziamento dei genomi di Sars-Cov-2, gli studiosi si sono resi conto che si trattava di un altro ceppo. Nell’operazione di sequenziamento che è stata portata avanti è stato notato, inoltre, che un’altra persona era stata infettata dal virus che circolava a Rio de Janeiro proprio con lo stesso genotipo che lo aveva già colpito. È stato l’accumulo di mutazioni ad aver permesso agli studiosi di capire che si trattava di una reinfezione e non di una infezione persistente.
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