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Svizzera
Gysin: "L'iniziativa 'No a una Svizzera da 10 milioni' è isolazionista e xenofoba"
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
6 mesi fa
Secondo la consigliera nazionale dei Verdi, la proposta democentrista mette in grave pericolo le relazioni della Svizzera con l'UE, "tagliando i legami con i nostri vicini in un momento di incertezza globale".

Verdi del Ticino e Verdi Svizzera accolgono “con grande soddisfazione” la decisione del Consiglio nazionale di respingere l'iniziativa dell'UDC "No a una Svizzera da 10 milioni". Per il nostro Cantone, le cui relazioni con l'Italia sono una realtà quotidiana, questa iniziativa “rappresenta una minaccia concreta al tessuto sociale ed economico”, si legge in un comunicato. "La proposta dell'UDC è una risposta semplicistica che non risolve nulla”, ribadisce la consigliera nazionale dei Verdi del Ticino Greta Gysin. “È isolazionista, retrograda e xenofoba: si prende la briga di attaccare i richiedenti asilo per un facile capro espiatorio”. Inoltre, “mette in grave pericolo le relazioni della Svizzera con l'UE, tagliando i legami con i nostri vicini in un momento di incertezza globale."

Le criticità

L'iniziativa “non solo alimenta la xenofobia, ma reintrodurrebbe di soppiatto lo statuto di lavoratore stagionale, abolito nel 2002 con l'Accordo sulla libera circolazione delle persone con l'UE”. Limitato a 9 mesi l'anno, lo statuto di lavoratore stagionale “rendeva i dipendenti vulnerabili allo sfruttamento, con salari bassi e condizioni precarie”, ricorda Giulia Petralli, granconsigliera Verdi del Ticino. “La mancanza di ricongiungimento familiare, unita a condizioni abitative degradanti, creava isolamento e discriminazione"

Mazzone: "Apertura e interconnessione sono la via da seguire"

"L'iniziativa reazionaria dell'UDC isolerà la Svizzera dall'Europa”, conclude Lisa Mazzone, presidente Verdi Svizzera. “Nella situazione mondiale attuale occorrono più cooperazione e solidarietà, non isolamento. Per questo deve essere respinta prontamente e chiaramente alle urne". Questa proposta “ignora infatti la realtà: complessivamente, la Svizzera e il resto d'Europa beneficiano reciprocamente da una collaborazione profonda e costante. Molte persone lavorano, studiano, fanno ricerca e intrattengono relazioni oltre i confini nazionali, dimostrando che l'apertura e l'interconnessione sono la via da seguire”.

 

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