
Guy Parmelin si è dimesso oggi dopo dieci anni di presenza in Consiglio federale. Il vodese di 66 anni può lasciare il suo incarico a testa alta, con diversi successi recenti al suo attivo, come gli accordi di libero scambio con l'India e il Mercosur. Lascia tuttavia alle sue spalle anche alcuni dossier ancora irrisolti.
Agricoltore di formazione, preso in giro per le sue competenze linguistiche dopo l'ingresso in governo il 1° gennaio 2016, amante dei proverbi e delle espressioni vodesi, Guy Parmelin ha sorpreso positivamente gli osservatori. Nel corso degli anni si è affermato nel suo ruolo di consigliere federale.
In passato, il viticoltore di Bursins (VD) è stato talvolta dipinto come un semplice portatore d'acqua del suo partito, come quando nel 2019 è approdato al Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR), che non sembrava essere stata la sua prima scelta. È stato inoltre spesso penalizzato nelle classifiche di popolarità e influenza.
Mal di schiena, una caduta nel suo ufficio, età pensionabile, anzianità di servizio in seno al governo: il consigliere federale è stato inoltre più volte al centro di voci riguardanti le sue dimissioni. A tal punto che nel 2023 si è preso il tempo di comunicare sui social network con il solo scopo di smentire le indiscrezioni sul suo ritiro.
Diversificazione dei partner commerciali
Il capo del DEFR può vantarsi di aver firmato nel marzo 2024 l'accordo di libero scambio dell'AELS con l'India, dopo sedici anni di negoziati. Il giorno dopo la firma a Nuova Delhi, Guy Parmelin dichiarò: «Sono orgoglioso di aver firmato questo accordo dopo un processo lungo e tortuoso».
Il vodese ha inoltre difeso con successo l'accordo di libero scambio con l'Indonesia davanti al popolo nel marzo 2021. Più recentemente, dopo otto anni di negoziati, ha finalizzato l'accordo tra l'AELS e il Mercosur, il blocco sudamericano composto da Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay.
E il Parlamento lo ha appena approvato, mentre il tema è controverso altrove in Europa. Parmelin è inoltre riuscito a eliminare la maggior parte dei dazi sulle esportazioni verso la Cina grazie a un accordo aggiornato con la potenza asiatica.
Il consigliere federale dell'UDC ha sempre incoraggiato una diversificazione dei partner commerciali al di fuori dell'Unione europea. Aveva fatto della conclusione e della modernizzazione degli accordi di libero scambio una priorità del suo mandato, anche a costo di inimicarsi alcuni ambienti.
Da un lato, la sinistra chiedeva che gli accordi rispettassero criteri in materia di sostenibilità e diritti umani. Dall'altro, la destra economica chiedeva il minor numero possibile di requisiti per le imprese. Infine, gli agricoltori temevano una concorrenza sleale nei confronti dei prodotti svizzeri.
Dossier agricolo
Guy Parmelin ha dovuto affrontare le stesse preoccupazioni anche sul fronte della politica agricola interna. Mentre la PA30+ è appena stata approvata dal governo, i dibattiti parlamentari sulla PA22+ erano stati accesi.
La politica agricola era stata infine adottata dal Parlamento, ma in una versione alleggerita per quanto riguarda le misure ambientali rispetto a quanto previsto inizialmente. Il ministro non aveva voluto inimicarsi gli agricoltori e l'industria agroalimentare.
Ha dovuto inoltre affrontare le critiche relative all'eccessivo carico amministrativo, sollevate in particolare durante le manifestazioni dei contadini all'inizio del 2024, in Svizzera e nei Paesi vicini. «Troppa burocrazia»: la critica veniva formulata anche all'interno delle imprese. Il consigliere federale affermava di comprendere tali critiche. Questi temi restano tuttora di attualità.
Dazi doganali americani
Un altro dossier difficile: i dazi doganali decisi dal governo americano di Donald Trump. Guy Parmelin ha raccolto il testimone dalla ministra delle finanze Karin Keller-Sutter e nel novembre 2024, durante una visita lampo a Washington, ha firmato una dichiarazione d'intenti giuridicamente non vincolante, che permette di ridurre i dazi dal 39 al 15% per la Svizzera.
L'obiettivo è stato fin da subito quello di ottenere successivamente un accordo vincolante, ma il processo procede a rilento. Lo scopo è limitare l'incertezza alla quale la Svizzera - e il resto del mondo - sono confrontati, poiché l'entità dei dazi cambia a seconda delle decisioni americane.
Pragmatico e fautore della politica dei piccoli passi, Parmelin aveva accolto favorevolmente la dichiarazione d'intenti non vincolante durante una conferenza stampa. «La priorità del Consiglio federale era dare una boccata d'ossigeno a una parte dell'industria svizzera», aveva affermato.
Relazioni con l'UE
Guy Parmelin lascerà l'incarico non solo dopo dieci anni di servizio, ma anche al termine del suo secondo mandato alla presidenza della Confederazione. Durante il suo primo mandato presidenziale, nel 2021, aveva dovuto comunicare all'UE l'abbandono unilaterale da parte della Svizzera dei negoziati per un accordo quadro, un momento delicato.
Su questo dossier ha potuto chiudere il cerchio: il 2 marzo 2026 è stato infatti lui a firmare la maggior parte degli accordi negoziati tra Berna e Bruxelles, insieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Il vodese si è così trovato in contrasto con il proprio partito, fondamentalmente contrario al pacchetto di accordi con l'UE.
Sicura cordialità
Durante il suo primo anno alla presidenza, nel 2021, Guy Parmelin si è distinto, in particolare sulla scena internazionale, ricevendo a Ginevra i suoi omologhi americano Joe Biden e russo Vladimir Putin. Sulla scalinata di Villa La Grange, a suo agio nel suo ruolo, ha dimostrato la propria abilità rivolgendosi ai due capi di Stato nella loro lingua.
Il suo anno di presidenza è stato inoltre segnato dalla pandemia di Covid-19. Mostrando un atteggiamento di sicura cordialità, il vodese si è dimostrato aperto, semplice e vicino alla gente. Il ministro dell'economia è stato elogiato per la rapidità della sua reazione all'inizio della crisi sanitaria.
Per quanto riguarda la vaccinazione o il rispetto delle direttive del Consiglio federale, Guy Parmelin ha mostrato una tranquilla fiducia nella popolazione e dato prova di maggiore collegialità rispetto all'allora collega di partito Ueli Maurer. Ha inoltre condannato senza ambiguità le violenze che hanno caratterizzato alcune manifestazioni contro il certificato vaccinale nel 2021.
Nello stesso anno ha anche deplorato la campagna referendaria talvolta violenta sulle iniziative popolari «fitosanitarie», invitando alla distensione. Guy Parmelin ha mostrato la stessa pacatezza di fronte all'eventualità di una crisi energetica nel 2022. «Lo Stato non andrà a controllare nelle case della gente se il riscaldamento supera i 19 gradi», aveva promesso.
In secondo piano su altri dossier
Su altri dossier, il consigliere federale è rimasto piuttosto in secondo piano. Per esempio per quanto riguarda le sanzioni contro la Russia o le questioni relative all'alloggio e al diritto di locazione. La carenza di alloggi e l'aumento degli affitti restano sfide attuali.
Eletto il 9 dicembre 2015 per succedere a Eveline Widmer-Schlumpf, il ministro dell'UDC ha mosso i primi passi al Dipartimento della difesa. Qui ha ereditato alcuni dossier problematici, come la scomparsa di documenti legati all'organizzazione segreta P-26. Ha però lasciato il segno facendo aumentare il budget militare. Ha inoltre rilanciato la procedura di acquisto di aerei da combattimento dopo il fallimento del suo predecessore Ueli Maurer con i Gripen.

