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Svizzera
Guerra, timori per conseguenze economiche
Immagine Zocchetti
Immagine Zocchetti
Keystone-ats
4 anni fa
Sui domenicali è stato dato ampio spazio ai timori sui possibili problemi che la guerra in Ucraina potrebbe causare anche ai bilanci familiari

Rinunciare completamente al petrolio e al gas russi avrebbe conseguenze pesanti per l’economia svizzera: se le importazioni dovessero essere interrotte, per esempio sulla scia di sanzioni più severe contro la Russia, il prodotto interno lordo (PIL) diminuirebbe di 3-4 punti percentuali, distribuiti su due anni.

Il calcolo di cui riferisce oggi la SonntagsZeitung è del Centro di ricerca congiunturale del politecnico di Zurigo (KOF). Un crollo della portata ipotizzata è “abbastanza grande da causare una recessione in tempi normali”, afferma l’esperto del KOF Yngve Abrahamsen in dichiarazioni al domenicale. Il fatto che l’economia sia in ripresa dopo il coronavirus potrebbe però aiutare a contenere i danni.

Rinuncia fattibile
Stando alla specialista di per sé la rinuncia alle materie russe sarebbe però “fattibile”. Abrahamsen è convinto che una parte delle forniture dalla Russia potrebbe essere sostituita da altre fonti. Una riduzione delle riserve strategiche potrebbe anche aiutare in un periodo di transizione. Tuttavia, si dovrebbero accettare prezzi più alti, mette in guardia il ricercatore del KOF.

USS vuole prolungamento lavoro ridotto
Le conseguenze economiche del conflitto in corso, comunque, preoccupano. L’Unione sindacale svizzera (USS) chiede al Consiglio federale misure immediate per far fronte alle conseguenze sull’economia elvetica della guerra in Ucraina. In caso contrario la disoccupazione rischia di aumentare, argomenta l’organizzazione. Il potere d’acquisto dei consumatori deve essere rafforzato. Sempre dalle colonne della SonntagsZeitung, l’USS chiede al governo di prolungare sino a giugno il regime facilitato del lavoro ridotto, che finisce in marzo. Questo eviterebbe i licenziamenti nel turismo, nelle compagnie aeree e nell’industria di esportazione. Inoltre, la federazione sindacale esorta l’esecutivo a rimborsare rapidamente alla popolazione i proventi della tassa sul CO2, che è stata aumentata da 96 a 120 franchi per tonnellata il primo gennaio.

Su anche gli alimenti
A quest’evoluzione negativa, secondo alcuni esperti, non scamperanno nemmeno i generi alimentari. Dopo l’aumento dei prezzi del gas e della benzina, seguirà l’impennata del costo degli alimenti, mette in guardia oggi Le Matin Dimanche. Ci si deve aspettare una progressione dei prezzi dal 10 al 15%, spiega al domenicale romando John Plassard, esperto di investimenti presso la banca Mirabaud. Sarà interessata la gran parte degli alimenti di base quali burro, uova, latte, pane, biscotti e olio. La grande distribuzione non ha ancora aumentato i prezzi. Ma “la crisi attuale avrà sicuramente un impatto nei prossimi mesi”, ha detto al giornale un portavoce di Migros.

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