
Il Consiglio federale ha deciso di non più autorizzare le esportazioni di materiale bellico verso gli Stati Uniti a causa della partecipazione del Paese al conflitto con l'Iran. Nessuna nuova richiesta è stata approvata dall'escalation del conflitto il 28 febbraio. In una nota, il Governo precisa di aver esaminato oggi la questione dell'esportazione di beni verso i Paesi implicati nella guerra, ossia Stati Uniti, Israele e Iran. La discussione interviene una settimana dopo quella sull'applicabilità del principio di neutralità e le decisioni relative alle domande di sorvolo della Svizzera da parte degli Usa.
La decisione
Nel suo comunicato il Consiglio federale è esplicito: «Attualmente non è possibile autorizzare esportazioni di materiale bellico verso gli Stati Uniti, in virtù della loro implicazione in un conflitto armato internazionale», secondo la legge sul materiale bellico (LMB). Da fine febbraio non sono state rilasciate nuove autorizzazioni agli Usa. Per quanto riguarda Israele, già da anni non vengono più concesse autorizzazioni definitive per l'esportazione di materiale bellico. Lo stesso vale per l'Iran, precisa il Governo. Per quel che concerne le autorizzazioni già approvate, l'Esecutivo precisa che queste «non presentano rilevanza bellica». Possono pertanto continuare a essere utilizzate.
Situazione monitorata
Un gruppo interdipartimentale di esperti (DEFR, DFAE e DDPS), esaminerà tuttavia a intervalli regolari le autorizzazioni in essere e le esportazioni di altri beni, in particolare per quanto riguarda la loro compatibilità con la neutralità. Tale gruppo esaminerà anche le vendite di beni a duplice impiego (dual use) e di beni militari speciali, nonché quelli non soggetti a controllo ma comunque contemplati dalle misure sanzionatorie nei confronti dell'Iran. Per quanto riguarda Israele, vige comunque già un regime restrittivo, precisa il Governo.
Le reazioni
Nelle prime reazioni alla decisione del Consiglio federale di imporre uno stop alle esportazioni di armi verso gli Stati Uniti, l'associazione di categoria Swissmem parla di una «conclusione affrettata» in nome della neutralità. Per il PS la decisione non va abbastanza lontano, mentre l'UDC osserva che il Consiglio federale non aveva altra scelta.
In base alla vecchia legge sul materiale bellico il Consiglio federale «non ha avuto altra scelta» se non quella di bloccare le esportazioni di armi verso gli Stati Uniti, dichiarati parte in conflitto, ha affermato a Keystone-ATS il consigliere agli Stati Werner Salzmann (UDC/BE) e membro della Commissione della politica di sicurezza della Camera dei Cantoni. Per l'industria degli armamenti si tratta tuttavia di una «decisione amara».
L'UDC avrebbe voluto che una revisione della legge facesse una distinzione tra materiale che potrebbe essere impiegato in zone di guerra e quello che non lo sarebbe. Salzmann si rallegra tuttavia del fatto che le esportazioni già autorizzate non siano state automaticamente sospese. «L'industria ha in parte già preparato le relative produzioni», ha affermato.
Il PS si oppone esplicitamente a una «prosecuzione delle forniture di armi già autorizzate ma non ancora effettuate», scrive il partito in una presa di posizione. Esso chiede una sospensione immediata e totale di tutte le esportazioni di armi.
La Svizzera non dovrebbe fornire agli Stati Uniti alcuna arma per la loro «guerra di aggressione illegale», scrive il partito. «Questa non è solo una richiesta morale, ma un obbligo di diritto internazionale» afferma, citato nella nota, il consigliere nazionale Fabian Molina (PS/ZH), membro della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale.
L'associazione di categoria dell'industria tecnologica svizzera Swissmem scrive, interpellata da Keystone-ATS, che il Consiglio federale ha messo se stesso e la Svizzera in una «posizione estremamente difficile». Se i produttori svizzeri non potessero più fornire materiale bellico, la fiducia già scossa nell'industria verrebbe distrutta e la sua stessa esistenza in Svizzera sarebbe messa in discussione.
Swissmem definisce «appropriato» il fatto che le autorizzazioni già concesse non vengano revocate. Qualsiasi altra decisione avrebbe rischiato di provocare una profonda frattura con gli Stati Uniti, principale fornitore di materiale bellico all'esercito svizzero.

