
È necessario innalzare a 65 anni il pensionamento delle guardie di confine e di tutta una serie di categorie di collaboratori dell'Amministrazione federale. Nella sua seduta di ieri il Consiglio federale ha incaricato i dipartimenti interessati di chiarire, entro la metà del 2018, a quali condizioni ed entro quando potranno entrare in vigore le nuove disposizioni.
La modifica - indica una nota odierna dell'esecutivo - concerne tutti i dipendenti che sottostanno all'ordinanza del 20 febbraio 2013 sul pensionamento in particolari categorie di personale. Oltre alle guardie di confine, riguarda gli impiegati del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) soggetti all'obbligo di trasferimento (diplomatici), quelli della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e determinate funzioni in seno all'esercito.
Attualmente questi collaboratori dell'Amministrazione federale vanno in pensione anticipatamente (dai 60 anni) per ragioni di salute, sicurezza o mediche, ricorda il governo in una nota. Per gli impiegati già in servizio verranno applicate disposizioni transitorie ancora da elaborare, conclude l'esecutivo, assicurando di voler prestare particolare attenzione ai dipendenti che si trovano nelle classi di stipendio basse.
Le reazioni alla notizia non hanno tardato ad arrivare. Il sindacato transair, in una nota, sottolinea che "le associazioni del personale non possono comprendere in nessun modo questo inutile provvedimento. Il Consiglio federale ha oltrepassato il limite e il personale interessato sta valutando la possibilità di adottare misure". Quello delle guardie di confine è un lavoro duro: "Dopo aver compiuto il 60esimo anno d’età, il personale militare e le guardie di confine non possono più essere impiegati in prima linea. Gli anni di servizio prestati con orari di lavoro irregolari, turni notturni e svolti durante il fine settimana hanno lasciato i loro segni, sia a livello fisico (problemi alla schiena, disturbi alle articolazioni ecc.) che psichico (disturbi del sonno ecc.). Di conseguenza non possono più continuare a svolgere la loro funzione dopo i 60 anni".
Per il personale interessato, sarà inoltre necessario creare nuovi posti di lavoro, circa 600. "Inoltre vanno istituite nuove carriere professionali e modelli di formazione appropriati. E per gli ufficiali e sottufficiali di carriera potrebbe occorrere di conseguenza rinunciare allo statuto, che in altre parole significherebbe l’introduzione di un modello di tempo di lavoro e allo stesso tempo un incremento dell’effettivo di 400 unità di personale".
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